il corpo fatto a pezzi...

Omicidio Colapietro: La prof Nicole pronta a raccontare la sua verità…

La donna potrebbe fornire la propria ricostruzione dei fatti alla pm Lea Lamonaca

Omicidio Colapietro: La prof Nicole pronta a  raccontare  la sua verità…
Aggiungi Prima il Canavese alle tue fonti preferite

Il 39enne Fabio Colapietro è stato ucciso e fatto a pezzi a Torino, in un appartamento di via Gulli 46 (quartiere Borgo Vittoria). Il corpo è stato ritrovato all’interno di un’abitazione appartenente a una professoressa, al culmine di un festino a base di alcol e droga.

Omicidio Colapietro: La prof Nicole pronta a raccontare la sua verità…

L’insegnante di lettere di Ciriè, Nicole Formichetti, 47 anni, accusata di favoreggiamento e soppressione di cadavere, è sicuramente la figura più inquietante del gruppo. Almeno così emerge dalle carte dell’inchiesta. Originaria di Rieti è arrivata nel Torinese circa 10 anni fa, precisamente all’istituto Tommaso D’Oria. Amante del teatro e delle montagne delle Valli di Lanzo A suo carico non risultano precedenti giudiziari. Poi il buio degli ultimi mesi: volto scavato e l’assenza da scuola a partire dal nuovo anno scolastico per “Motivi personali”. La donna, assistita dagli avvocati Alessandro Bellina e Chiara Romano, durante l’interrogatorio di garanzia si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Ma già nei prossimi giorni potrebbe fornire la propria ricostruzione dei fatti alla pm Lea Lamonaca.

In campo anche la Bruzzone

L’omicidio di Fabio Colapietro è diventato tema di dibattito anche in televisione. In una di queste, «La Vita in Diretta», in onda sui Rai 1 e condotta da Alberto Matano, la criminologa Roberta Bruzzone ha cercato di ricostruire, dal punto di vista psicologico, ogni istante di questa vicenda, che lei stessa definisce una sorta di «discesa nell’abisso durata giorni» e di una «vicenda criminale che racconta molto più di un omicidio ma una progressiva demolizione di ogni limite. Nell’appartamento della professoressa dell’istituto superiore Tommaso D’Oria di Ciriè Nicole Formichetti, alla periferia nord di Torino, secondo quanto finora ricostruito dagli investigatori, per giorni si sarebbe consumata una miscela di droghe, alcol, isolamento e progressiva disinibizione. Poi una lite. Quindi la morte. Christian Matheus De Oliveira Morando ha ammesso di averlo ucciso, sostenendo però di non averne avuto l’intenzione e di non ricordare con precisione la dinamica. Criminologicamente c’è già un passaggio impressionante: dopo la morte, secondo quanto emerso, non ci sarebbe stata soltanto la paura. Ci sarebbero stati teli, sacchi, candeggina, guanti, coltelli, cemento. E il corpo è stato smembrato. Qui cambia tutto. Perché una cosa è una condotta violenta esplosa durante una lite. Un’altra è organizzarsi dopo per cancellare le tracce e far sparire un cadavere. La droga può alterare percezione, controllo e impulsi. Ma non può diventare la spiegazione universale di qualunque atrocità». Per Roberta Bruzzone, però, il punto vero è un altro: «Come si arriva a spostare il limite un centimetro alla volta, fino a rendere praticabile ciò che prima sarebbe apparso impensabile? È questo il meccanismo più inquietante. La normalizzazione progressiva dell’estremo. Prima salta il confine della lucidità. Poi quello del controllo. Poi quello della violenza. Infine quello che separa una persona da un corpo da eliminare. Il crimine più grave raramente nasce dal nulla. Molto più spesso arriva alla fine di una lunga sequenza di segnali, comportamenti e limiti progressivamente demoliti».

Oltre l’autopsia

Ci sono molti aspetti della morte del 39enne Fabio Colapietro che vanno oltre l’autopsia, che chiarirà come e quando sia stato effettivamente ucciso.  Alcuni di questi potranno essere chiariti dall’analisi forense sui cellulari sequestrati ai tre arrestati e alla vittima, così come disposto dalla Procura di Torino, nello specifico dalla Pm Lea Lamonaca e dal Gip Antonio Borretta, pochi giorni fa.  L’obiettivo è ricostruire, per filo e per segno, quando abbiano agito e come siano arrivati a farlo a pezzi. Senza tralasciare la parte relativa al tentativo di disperdere il corpo nel fiume, tra sacchi neri e contenitori con il cemento a presa rapida. E, ancora, in che modo siano responsabili i tre, ovvero Cristian Matheus De Oliveira Morando, Nicole Formichetti e Sara Keith Butig. Nel frattempo, però, emergono i primi dettagli. Come, ad esempio, che nella serata del 23 settembre, Morando aveva videochiamato la ex fidanzata, ovvero la madre di sua figlia. La donna, ascoltata dagli agenti della Mobile, avrebbe spiegato di averlo sentito «Decisamente confuso. Si trovava in una casa mai vista prima. Continuava a spiegare di dover comprare del cemento a presa rapida. E, ancora, mi ha fatto vedere, per pochissimi istanti, come avesse comprato dello scotch e dei guanti in lattice». Ovvero parte del materiale usato per disfarsi del corpo di Fabio Colapietro. Il giorno dopo, altra videochiamata, in un negozio: «Mi ha detto che stava comprando quel materiale che serviva per un amico. Ma anche come gli stessero venendo i conati al pensiero». Poi la fine della chiamata. L’ultima. Poi quella alla Polizia dopo aver confidato tutto alla madre.