Lingua blu e peste suina fanno ancora paura
Gli allevamenti ovini quelli più falcidiati anche sul territorio

Lingua blu e peste suina fanno ancora paura: gli allevamenti ovini quelli più falcidiati anche sul territorio.
Lingua blu e peste suina
Continuano a destare parecchia preoccupazione sul territorio le epidemie degli animali da allevamento, dalla “blue tongue” alla peste suina. Il cui effetto minore, ma più evidente, è stato l’annullamento per rischio contagio di numerose mostre zootecniche (a livello locale, un caso particolarmente risonante è stato per esempio quello della tradizionale fiera di Sant’Antonio a Castellamonte), ma le cui ricadute maggiori si registrano direttamente sui cicli produttivi. E se l’attenzione sul tema nell’ultimo periodo è andata parzialmente calando, non sono invece scemate le inquietudini degli allevatori. Molti dei quali, negli ultimi mesi, hanno subìto perdite anche del 50% sulla produzione a causa del fenomeno. In Canavese, dove è più diffuso l’allevamento di pecore, capre e mucche rispetto a quello di maiali, è stata soprattutto la blue tongue ad impattare negativamente sul settore: la febbre catarrale dei piccoli ruminanti (provocata da un moscerino che punge gli animali malati per infettare poi quelli sani) presenta infatti un elevato tasso di mortalità soprattutto per quanto riguarda gli ovini, mentre nei bovini si registrano conseguenze comunque significative come un calo della produzione del latte e aborti.
Le reazioni degli allevatori
«Si tratta dell’ennesimo effetto problematico del cambiamento climatico che in Italia sta generando un clima sempre più subtropicale - commenta Tiziana Merlo, allevatrice di Rivarolo e vicepresidente di Coldiretti Torino -, un’ulteriore batosta ai coltivatori e allevatori dopo due anni faticosi prima per la siccità e poi per l’eccesso di piogge». In questo momento, l’epidemia sta subendo una battuta d’arresto «dovuta soprattutto al freddo dell’inverno - precisa Merlo -, ma il timore è che possa scoppiare nuovamente in primavera, se non si farà niente per evitarlo. Coldiretti ha chiesto alla Regione ingenti dosi di vaccini per eradicare il problema, dosi che però ancora non si sono viste».
Vaccinazione? No grazie...
C’è però anche chi ritiene la vaccinazione una soluzione inadeguata, come riferisce l’imprenditore agricolo di Favria Pierluigi Golzio «Molti allevatori sono restii ad utilizzare i vaccini per la blue tongue, perché causano molti casi di aborto tra gli animali provocando quindi un ulteriore danno all’azienda». Golzio spiega che la blue tongue sul territorio ha colpito soprattutto (ma non solo) la Val Chiusella, «dove alcuni allevamenti hanno perso anche il 50-60-70% degli animali. Sugli ovini la mortalità è altissima, la malattia uccide l’animale nel giro di due giorni, mentre sui bovini si può intervenire con antibiotici mirati ma la guarigione può durare anche due o tre mesi. Senza considerare gli elevati costi relativi alle cure. Un danno economico enorme». Il favriese si dice però ottimista rispetto ad un rallentamento dell’epidemia: «In base alle notizie che circolano in questo momento nell’ambiente, sembra che la situazione sia in netto miglioramento. Speriamo di andare verso il superamento del problema».
La peste suina
Per quanto riguarda la peste suina, sebbene il Canavese ne risulti poco colpito, Merlo e Golzio concordano sulle cause e anche sulle possibili soluzioni.
«Sappiamo da tempo che il vettore principale della malattia è rappresentato dai cinghiali - afferma Merlo -. Noi di Coldiretti lo ripetiamo da anni: servono gli abbattimenti, serve un intervento concreto della politica. Ci erano state fatte tante promesse, ci era stato detto addirittura che sarebbe stato mobilitato l’esercito, ma ancora non si è fatto nulla».