Cronaca
La polemica

A Torino elementari aperte in Canavese no

Un paradosso dettato dall'emergenze sanitari dove il Covid-19 in alcune zone picchia più forte di altre.

A Torino elementari aperte in Canavese no
Cronaca Rivarolo, 07 Marzo 2021 ore 10:40

A Torino elementari aperte in Canavese no monta la protesta e domani sarà una giornata «calda».

A Torino elementari aperte

A partire da lunedì 8 marzo in più della metà dei Comuni piemontesi le scuole, dall’infanzia all’ultimo anno della secondaria di secondo grado, saranno chiuse e le lezioni si svolgeranno solo a distanza; negli altri Comuni la didattica a distanza riguarderà tutte le classi dalla seconda media in su. Un paradosso dettato dall'emergenze sanitari dove il Covid-19 in alcune zone picchia più forte di altre. Ma sono molte le manifestazioni di protesta che si stanno alimentando sotto traccia per esplodere domani, lunedì 8 marzo 2021.

Il comunicato

«Gli alunni con disabilità e con BES potranno frequentare in presenza (ma in quali condizioni relazionali ed emotive è facilmente comprensibile). Sono le nuove regole previste dall’ordinanza firmata dal presidente della Regione Alberto Cirio resa nota nella serata di venerdì 5 marzo. E così da lunedì scuole primarie della città di Torino frequentate da 500 alunni potranno continuare a funzionare con lezioni in presenza mentre i piccoli plessi con meno di 50 alunni, numerosi e diffusi in tutto il territorio regionale e soprattutto nel Canavese, dovranno chiudere. Certamente chi ha deciso in tal senso non lo ha fatto a cuor leggero ed ha dovuto tenere nella giusta considerazione non solo il bene dei bambini e delle loro famiglie ma anche di tutta la popolazione».

Spiegare ai bambini

Ci auguriamo che sia una decisione giusta anche se non sarà facile spiegarne le ragioni ai bambini e alle bambine che in questi mesi sono stati a scuola in modo disciplinato, senza mai dimenticare la mascherina, lavandosi le mani 3-4 volte al giorno e rinunciando ad abbracciare il compagno di banco “perché il virus è cattivo e bisogna essere sempre attenti” (sono parole che ci riportano maestri e maestre che da settembre ad oggi hanno fatto di tutto per garantire un po’ di normalità almeno a scuola).
Sarà difficile anche far capire ai bambini e alle bambine che non si può andare a scuola, ma si può invece entrare in un supermercato o in un negozio grande magari meno della metà di un’aula scolastica. Siamo perfettamente consapevoli del fatto che la salute è un bene primario che va garantito e tutelato, ma sappiamo anche che chiudere le scuole provocherà una perdita importante per i bambini».

Perdita di relazioni

C’è chi parla di perdita di apprendimenti e chi teme che meno tempo a scuola possa significare minori competenze e minori conoscenze. Ma la verità, secondo noi, è che tutto questo si tradurrà soprattutto in una perdita irreparabile di relazioni e di emozioni. La scuola, soprattutto per i più piccoli, è vita e comunità inclusiva. E così anche la decisione di consentire agli alunni in difficoltà di frequentare in presenza, di per sé apprezzabile, rischia di accentuare ancora di più le differenze fra “abili” e “disabili”.
Sembra quasi che tutto d’un tratto ci siamo dimenticati di tutta l’elaborazione pedagogica degli ultimi cento anni. Chiudere le scuole, soprattutto quelle dell’infanzia e le primarie, dovrebbe essere l’ultima spiaggia, la decisione da prendere dopo aver tentato tutte le soluzioni possibili».

Non se lo meritavano

«Ha scritto in queste ore su un social una delle tante maestre che in questi mesi hanno lavorato in condizioni difficilissime per garantire un po’ di normalità agli alunni: “Oggi sono amareggiata. Perché dopo un anno così, i bambini non si meritano di vivere ancora le chiusure e l’isolamento, e non lo meritano i loro genitori. Si poteva fare altro... si poteva fare diversamente in tutto questo tempo. Fare che cosa? Non lo so, io insegno, non governo. Ma vi assicuro che loro non se lo meritavano”.
Lo scenario che si sta prospettando è inquietante: la scuola dovrebbe essere la casa della pedagogia dove ragazzi, ragazze e insegnanti sperimentano forme di socialità responsabile e non un luogo da chiudere perché non si è in grado di farlo funzionare in modo ragionevolmente sicuro.Il rischio è che questa visione distorta della scuola permanga anche quando la pandemia sarà finita. Per evitare che questo rischio non si tramuti in realtà è però necessario discutere seriamente già da oggi su quale modello di scuola vogliamo. E ovviamente continuare a discuterne anche quando saremo tornati alla normalità».

A Torino elementari aperte, dunque e i primi firmatari di questo documento sono: BURTON Vittoria – VITTONATTI Domenica – GIORGIO Franco – PALERMO Reginaldo.