Cronaca
Volontariato

Badante agricolo un progetto di inclusione finanziato dalla Fondazione Comunità del Canavese

L’iniziativa è presente nell’Orto-giardino sociale di Castellamonte

Badante agricolo un progetto di inclusione finanziato dalla Fondazione Comunità del Canavese
Cronaca Castellamonte, 10 Aprile 2021 ore 10:07

Badante agricolo un progetto di inclusione finanziato dalla Fondazione Comunità del Canavese.

Badante agricolo

Il badante agricolo  è un progetto di inclusione finanziato dalla Fondazione Comunità del Canavese. L’iniziativa è presente sia nell’Orto-giardino sociale di Castellamonte, con l’associazione Se.Mi., sia nell’Orto della Palude a Ivrea, con Ecoredia, e vede coinvolti sedici ragazzi richiedenti asilo. Il percorso di formazione che hanno intrapreso è diviso in due parti: un corso sulla sicurezza sul lavoro e una decina di incontri dedicati alla formazione agricola e alla gestione dei giardini.

Il progetto a Castellamonte

Per i ragazzi di Castellamonte le lezioni hanno cadenza settimanale, il lunedì dalle 13:30 alle 17:30 presso l’Orto sociale per permettere loro di imparare sul campo, rispettando sempre tutte le misure di sicurezza. «I ragazzi stanno rispondendo bene, siamo molto soddisfatti. - spiega Cristina Tha, una dei volontari dell’associazione - Ovviamente non tutti hanno lo stesso livello della lingua italiana, per cui bisogna cercare di far capire i concetti in modo differente rispetto alla classica lezione frontale. Dopo solo tre lezioni, alcuni di loro si stanno davvero appassionando, tant’è che vengono all’Orto anche il mercoledì e il venerdì dando il loro aiuto durante altre iniziative».

L'associazione Se.Mi

Conclusa questa formazione, ovvero alla fine del mese di maggio, i ragazzi più meritevoli del gruppo, saranno affiancati dai volontari che troveranno delle famiglie che li prendano come aiutanti, facendo quindi da ponte tra le due realtà. «Il progetto ha la finalità di dare le competenze metodologiche e le capacità linguistiche a questi ragazzi, di età compresa tra i 20 e i 40 anni, in modo tale da creare una rete. - continua Cristina Tha - È un piccolo inizio, ma può davvero aiutare queste persone a integrarsi nella nostra società». Un altro aspetto molto importante sarà che inizialmente le famiglie che faranno domanda non dovranno pagare i ragazzi, ma sarà il progetto stesso a sovvenzionare il loro lavoro. Dopo questo periodo però i volontari si augurano che sempre più persone interessate chiamino questi volenterosi lavoratori: non dev’essere, per forza, una chiamata quotidiana o settimanale, ma può variare in base alla necessità delle persone anziane o delle famiglie. C’è bisogno di potare delle piante? Di fare l’orto? Di curare il giardino? L’associazione Se.Mi. garantisce un aiuto a tutti coloro che ne faranno richiesta, dando inoltre la possibilità ai ragazzi di svolgere un lavoro che li sta appassionando e aiutandoli in un momento così complesso.