Cronaca
La storia

Cittadinanza alla naufraga della Doria

Il sindaco di San Martino   Silvana Rizzato ha scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Cittadinanza alla naufraga della Doria
Cronaca Ivrea, 25 Marzo 2021 ore 15:38

Cittadinanza alla naufraga della Doria.

Cittadinanza alla naufraga

Il sindaco di San Martino   Silvana Rizzato ha scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ottenere il riconoscimento della cittadinanza alla naufraga  Pierrette Domenica Burzio Simpson, sopravvissuta del naufragio dell’Andrea Doria avvenuto nel 1956. Lei, nata a Pranzalito, frazione appunto di San Martino, ha vissuto in prima persona quella tragica sciagura navale che per molto tempo non ha avuto una giusta ricostruzione dei fatti.

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La storia del naufragio

«Mi ritrovai per mano ai miei nonni, a tantissime persone, fui legata ad una fune e calata su una scialuppa, pregavamo al buio, chiedevamo aiuto alla Beata Vergine».  Negli occhi di Pierrette ancora vivono quelle immagini drammatiche, nonostante siano trascorsi più di 50 anni, è rimasta la ferma volontà di riscattare un uomo divenuto capro espiatorio, il comandante Calamai. «Rimase al posto di comando, fino all’ultimo e non dette l’ordine di scendere dalla nave per l’eccessiva pendenza e per il malfunzionamento delle scialuppe e riuscì a far sì che non dilagasse il panico a bordo, in attesa dei soccorsi».

L’ultima notte dell’Andrea Doria

Con il libro inchiesta «L’ultima notte dell’Andrea Doria» dal quale è stata anche realizzata una docufiction con la regia di Luca Guardabascio, Pierrette insieme al suo compagno Richard Haskin, si è prodigata moltissimo per riscattare un’intera nazione ingiustamente colpevolizzata, quella italiana, all’epoca beffata e mortificata, in quanto gli interessi internazionali ed economici hanno prevalso sugli accertamenti delle responsabilità: infatti, non venne mai istituito un processo.

La vicenda di  Pierrette

Pierrette aveva 9 anni quando si imbarcò a bordo del transatlantico con i nonni materni per raggiungere la madre, emigrata oltreoceano diversi anni prima. Erano da poco passate le 23 del 25 luglio, quando davanti alle coste statunitensi, a causa della fitta nebbia in quel tratto di mare, la nave italiana venne speronata dal mercantile battente bandiera svedese  Stockholm.  L’impatto devastante provocò l’affondamento di quella che era considerata il fiore all’occhiello della marina civile italiana per eleganza e innovazioni tecnologiche per l’epoca, come ad esempio il radar, ma che nulla poterono contro la disattenzione dell’equipaggio scandinavo. Dei 1706 passeggeri, 46 perirono e tra i 1660 superstiti anche Pierrette e i nonni. L’Andrea Doria, che solo tre anni prima era uscita dai cantieri navali Ansaldo, colò a picco nel giro di 11 ore, andandosi ad adagiare sul fondo dell’oceano a 75 metri di profondità, dove giace tutt’ora.

La lettera a Mattarella

A quanto pare inabissata nel mare della burocrazia risulta anche però la pratica di riconoscimento della cittadinanza italiana per lei che, data la sua giovane età, venne naturalizzata americana, ma che di fatto non ha mai dimenticato le sue radici anche a distanza di molti anni.  L’auspicio è che il Quirinale  possa onorare, come è giusto,  Pierrette Domenica Burzio Simpson, nata a Pranzalito nel 1947, con la cittadinanza italiana.