Due bici si scontrano: muore ciclista

«Mio fratello ha chiesto scusa per quanto avvenuto, è stato un incidente che non ha potuto evitare».Queste le parole della sorella di Sergio Versino 28 anni residente a Levone (avvocato Matilde Chiadò), rinviato a giudizio con per la morte di Egidio Bagini 79 anni. Tutto avvenne in pochi attimi la mattina del 6 settembre 2013.

Due bici si scontrano: muore ciclista
Cronaca 10 Maggio 2017 ore 14:54

«Mio fratello ha chiesto scusa per quanto avvenuto, è stato un incidente che non ha potuto evitare».
Queste le parole della sorella di Sergio Versino 28 anni residente a Levone (avvocato Matilde Chiadò), rinviato a giudizio con per la morte di Egidio Bagini 79 anni. Tutto avvenne in pochi attimi la mattina del 6 settembre 2013.

LEVONE - «Mio fratello ha chiesto scusa per quanto avvenuto, è stato un incidente che non ha potuto evitare».
Queste le parole della sorella di Sergio Versino 28 anni residente a Levone (avvocato Matilde Chiadò), rinviato a giudizio con per la morte di Egidio Bagini 79 anni. Tutto avvenne in pochi attimi la mattina del 6 settembre 2013. Bagini pensionato era a bordo della sua bicicletta stava andando nell'orto, mentre Versino a bordo di un'altra bicicletta stava andando a lavoro.
«Come ogni mattina, mio fratello è uscito di casa prima delle 8 – ha spiegato la testimone al giudice Ombretta Vanini del tribunale di Ivrea nella giornata di lunedì 8 maggio – Dopo pochi minuti l'ho sentito urlare aiuto. Io ero ancora a letto. La prima volta ho pensato di sognare, ma poi continuavo a sentire la sua voce e mi sono resa conto che era proprio lui. Sono uscita di corsa da casa. Sul posto era arrivata l'ambulanza che stava caricando il pensionato. Mio fratello era molto agitato. Continuava a dirmi che l'ambulanza ci aveva messo troppo ad arrivare e che lui l'aveva chiamata per ben tre volte. In merito alla dinamica dell'incidente mi spiegò che lui stava transitando in via Roma, quando ha sentito una botta alle sue spalle, si è girato ed ha visto il signor Bagini a terra. La bicicletta aveva il fanalino rotto. Il signore era cosciente continuava a dire di voler andare a casa. Ha chiamato subito i soccorsi, poi è andato a lavoro. A terra c’erano degli attrezzi da giardino. Il signore era cosciente continuava a dire di voler andare a casa. Sergio il giorno del funerale ha portato una lettera al diacono del paese dicendo di farla avere alla famiglia del signore, era sconvolto».
L'uomo morì dopo tre giorni di ricovero nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Ciriè. La caduta le provocò un forte trauma cranico ed un’emorragia cerebrale.  La famiglia si è rivolta all'avvocato Gianluca Vallero per fare chiarezza su quanto avvenuto. Nella giornata di lunedì 8 maggio è stata ascoltata una delle prime persone arrivate sul posto: «Quando sono arrivata il ragazzo non c'era. Il signor Bagini era a terra. C'erano delle tracce di sangue. Mi spiegarono che Bagini arrivava da via Vassallo Damilsie mentre il ragazzo da via Roma. L'ambulanza non era ancora arrivata. Il signore era a terra non so dire se fosse cosciente o meno. Io mi spaventai molto ed andai ad avvertire la moglie del signore. Conosco tutta la famiglia. Egidio era un pensionato molto attivo. Lo vedevo spesso per le vie del paese in bicicletta e nel suo orto perché lavoro a poche decine di metri di distanza».
La sentenza per questa delicata vicenda è attesa per la fine dell'estate nel tribunale di Ivrea.