Emergenza cinghiali: campi e prati distrutti dagli ungulati

"La situazione è ormai fuori controllo", commenta allarmata Ellade Peller, sindaco di Nomaglio.

Emergenza cinghiali: campi e prati distrutti dagli ungulati
Rivarolo, 10 Novembre 2019 ore 14:06

Emergenza cinghiali: campi e prati distrutti dagli ungulati. "La situazione è ormai fuori controllo", commenta allarmata Ellade Peller, sindaco di Nomaglio.

Emergenza cinghiali

Anche quest’anno si ripropone, purtroppo puntualmente, l’increscioso problema delle scorribande di cinghiali
nei paesi e Comuni ai piedi delle colline canavesi e delle zone già alpine. Campi, coltivazioni, prati, ovunque si trovino distese di terreno libero subiscono una devastazione profonda, causata dalle zanne degli ungulati che scendono dai monti verso i centri abitati, alla ricerca di radici sotterranee di cui nutrirsi, rovinando così appezzamenti agricoli e rendendo impraticabili i pascoli. I costi di tale scempio ricadono ovviamente sui coltivatori e gli allevatori, costretti a ripristinare i terreni devastati più volte e ad attendere i lunghi tempi burocratici per il risarcimento danni e gli indennizzi, tra l’altro pagati solo parzialmente e con spiacevoli ritardi. Una situazione non più accettabile da parte delle amministrazioni comunali dei centri coinvolti dall’invasione dei suinidi.

La parola a Peller e Bovo

“L’emergenza cinghiali è ormai fuori controllo – ha commentato il sindaco di Nomaglio Ellade Peller – Gli ungulati arrivano sino in paese e non è raro trovare interi campi “arati” da questi animali, durante le loro razzie. Quindi in consiglio comunale abbiamo approvato la mozione di Confagricoltura che impegna Regione e governo centrale a trovare soluzioni efficaci e risolutive, dato che finora non ci sono ancora state”. Rincara la dose Enrico Bovo, sindaco di Andrate, i cui pascoli in zona Pinalba, Meia e Valnera sono stati particolarmente presi di mira con decine di ettari di terra devastati: “Nessun piano di controllo selettivo per contenere la proliferazione degli animali ha avuto reale riscontro – si lamenta il primo cittadino – e noi pensiamo sia necessario modificare le disposizioni per la caccia e attuare un arginamento venatorio più adeguato a far fronte al numero sempre più grande di ungulati liberi”.

Il commento del sindaco Franchino

Anche Tavagnasco ha approvato all’unanimità la mozione che impegna la Regione Piemonte ad attuare una serie di azioni più risolutive per far fronte all’emergenza, rimarcando anche un altro aspetto del problema, quello dell’immissione di decine di esemplari allevati in cattività e liberati a ridosso dell’avvio della stagione venatoria. “Una pratica vietata e sanzionata dalla legge su tutto il territorio nazionale – ricorda il sindaco Giovanni Franchino – così come è proibito per gli allevatori autorizzati la detenzione di cinghiali o ibridi che non siano dotati di microchip, il cui numero deve essere riportato in un registro vidimato dal veterinario dell’ASL di competenza. Tavagnasco, fortunatamente, gode di alpeggi recintati che limitano i danni peggiori. Alla devastazione dei campi si aggiunge poi il pericolo per l’uomo stesso, quando i cinghiali si aggirano per le strade, provocando incidenti anche gravi che hanno coinvolto automobilisti e motociclisti".

Il rischio peste suina

E ancora, evidenzia sempre Enrico Bovo, la presenza di maiali selvatici portatori di una nuova peste suina costringe a incrementare i controlli sanitari: “Anche se innocua per l’uomo – rimarca Bovo – questa malattia trasmessa dagli animali selvatici è pericolosa per gli allevamenti e richiede da parte dei veterinari di incentivare la monitorizzazione delle località a rischio”. Dagli enti preposti, accusati di immobilismo a fronte di tale situazione, la consigliera metropolitana delegata all’ambiente e alla tutela della fauna e della flora Barbara Azzarà, ha ribadito il costante interesse per la soluzione del problema, pur con le evidenti difficoltà cui far fronte, prime tra tutte la mancanza di personale e il ritardo dei risarcimenti, che devono essere anticipati dalla Città Metropolitana poiché la Regione Piemonte non riesce a corrispondere i rimborsi dovuti all’ente.

Riunione

Una riunione convocata per il 15 ottobre con i vertici provinciali di Coldiretti, CIA e Unione Agricoltori cercherà di fare il punto della situazione. “Comprendiamo perfettamente l’insoddisfazione di molti imprenditori agricoli per la situazione attuale – ha concluso Azzarà – Speriamo che le criticità che più volte abbiamo segnalato alla Regione trovino una soluzione”. Nel frattempo, s’insiste sulle pratiche di prevenzione da adottare, come diminuire la velocità nei tragitti in auto nelle zone rurali per ridurre la probabilità di impatto con la fauna selvatica, evitare di lasciare residui organici a disposizione dei cinghiali al di fuori delle aree recintate dei complessi residenziali e delle abitazioni, rinforzando le recinzioni dei giardini per impedire ai cinghiali di scalzarle e di penetrare all’interno delle proprietà coltivate. Ma evidentemente, tali raccomandazioni non bastano certo a risolvere definitivamente il problema.

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