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Genitori in protesta per la Dad, continuano le polemiche

Si stanno mobilitando per un flash mob in programma venerdì.

Genitori in protesta per la Dad, continuano le polemiche
Cronaca Ivrea, 11 Marzo 2021 ore 08:01

Genitori in protesta per la Dad, continuano le polemiche a Ivrea.

Genitori in protesta per la Dad

A Ivrea i genitori in protesta per la Dad continuano la loro “battaglia”. Già  lunedì scorso (8 marzo) al cancelli delle scuole, in città e non solo, hanno affisso i cartelli di protesta. Seppure  alla «Nigra» il manifesto sia stato poi quasi subito rimosso su input della dirigente scolastica. Nel frattempo infatti è anche scattata una petizione online e in molti si stanno organizzando a gruppi per manifestare il loro dissenso.

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La portavoce delle mamme

«L’idea è quella di far sentire la nostra voce per protestare contro questa decisione che oltre a penalizzare i nostri figli a livello didattico crea non pochi problemi di gestione all’interno delle famiglie in cui entrambi i genitori sono lavoratori – spiega Francesca D’Angelo, una delle promotrici dell’iniziativa – si è sempre parlato di preservare i più anziani, e quindi i nonni, dall’esposizione al contagio, tuttavia è proprio a loro che molti genitori dovranno ricorrere dovendo necessariamente lavorare e dunque in questa terza ondata che vede la diffusione massiccia proprio tra adolescenti e bambini, si rischia di avvicinare pericolosamente il fuoco alla paglia». I genitori si stanno mobilitando per un flash mob in programma venerdì.

Le altre azioni

C’è anche un’altra questione – gli alunni con disabilità e con Bes potranno frequentare in presenza, ma in quali condizioni relazionali ed emotive è facilmente comprensibile? – sollevata da alcune associazioni di Ivrea, Disleporedia, Gessetti Colorati e Un paese per una scuola aperta, con primi firmatari Vittoria Burton, Domenica Vittonatti, Franco Giorgio e Reginaldo Palermo.

Le critiche

«Certamente chi ha deciso in tal senso non lo ha fatto a cuor leggero, non sarà facile spiegarne le ragioni ai bambini e alle bambine che in questi mesi sono stati a scuola in modo disciplinato, senza mai dimenticare la mascherina, lavandosi le mani 3 o 4 volte al giorno e rinunciando ad abbracciare il compagno di banco “perché il virus è cattivo e bisogna essere sempre attenti” – hanno dichiarato i rappresentanti delle associazioni –  Che non si può andare a scuola, ma si può invece entrare in un supermercato o in un negozio grande magari meno della metà di un’aula scolastica. La scuola, soprattutto per i più piccoli, è vita e comunità inclusiva. Così anche la decisione di consentire agli alunni in difficoltà di frequentare in presenza, di per sé apprezzabile, rischia di accentuare ancora di più le differenze fra “abili” e “disabili”. Chiudere le scuole dovrebbe essere l’ultima spiaggia, la decisione da prendere dopo aver tentato tutte le soluzioni possibili. La scuola non dovrebbe essere un luogo da chiudere, perché non si è in grado di farlo funzionare in modo ragionevolmente sicuro. Il rischio è che questa visione permanga anche quando la pandemia sarà finita. E’ necessario discutere seriamente già da oggi su quale modello di scuola vogliamo».

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