Cronaca
Valperga

Gli altri eroi: i medici di base sul territorio

A colloqui con Marino Negri dottore canavesano che in totale ha circa 1650 assistiti.

Gli altri eroi: i medici di base sul territorio
Cronaca Alto Canavese, 18 Aprile 2020 ore 10:44

Gli altri eroi la testimonianza di un medico di base.

Gli altri eroi in trincea

Medici in prima linea nella battaglia dura, estenuante e continua contro il Coronavirus. Uomini e donne che insieme a tutto il comparto, costituito da infermieri e Oss, stanno lottando giornalmente, in un braccio di ferro con la morte. Tra coloro che nel quotidiano stanno svolgendo un ruolo fondamentale ci sono anche i medici di base. Un importante punto di riferimento fuori dagli ospedali, svolgendo un ruolo che va al di là di quello che può essere la semplice visita, oppure la prescrizione dei medicinali. Rappresentano un baluardo importante, una figura alla quale rivolgersi anche solo per avere indicazioni che diano sollievo allo spirito.

L'intervista

«Effettivamente andiamo a rivestire questo ruolo - spiega Marino Negri, medico che si divide tra Cuorgnè, Valperga, Pertusio e San Colombano Belmonte, seguendo in totale circa 1650 persone - anche perché storicamente siamo punto di riferimento per tanta gente, in particolare chi ha una certa età». In questo momento d’emergenza si lavora senza dubbio con maggiore ansia e pure un po’ di timore: «C’è massima attenzione, perché naturalmente non siamo immuni al virus, ma è anche vero che fare parte del ruolo che abbiamo deciso di andare a rivestire. Si cerca di agire con la massima attenzione, osservando tutte le disposizioni del caso. Non solo per evitare di ammalarsi, ma in particolare per far sì di non infettare le persone che dobbiamo seguire e visitare».

Il rapporto con i pazienti

Il rapporto con i pazienti com’è cambiato all’epoca del Coronavirus, con gli obblighi legati al distanziamento ed al cosiddetto «smart working»?

«Per quanto mi riguarda sono abituato ad un certo tipo di rapporto con le persone che seguo normalmente. A differenza delle grandi città, dove ci sono numeri e situazioni diverse, ritornando al discorso iniziale il medico è una figura di riferimento e non solo per quello che è il suo mestiere. Ecco, sono legato ad un tipo di lavoro forse “alla vecchia maniera” ed è anche per questo che non ho chiuso l’ambulatorio. Osservando le disposizione di legge, tra distanze da rispettare e sistemi di sicurezza da utilizzare, io continuo a tenere aperto. Rispondo al telefono, eventualmente do qualche consiglio, ma soprattutto vengo anche incontro alle esigenze di quelle persone di una certa età che non sono in grado di utilizzare i mezzi tecnologici, come internet e le mail. Bisogna pensare pure a loro e fare in modo di aiutarli, se ne hanno necessità».

Sono veri eroi

Oggi, con quanto sta accadendo, la figura del medico è sempre più associata a quella di un vero e proprio eroe, che è pronto anche a sacrificare se stesso per il bene dei malati.

«E’ forse più giusto legare queste cose a chi sta combattendo in prima linea il virus negli ospedali. Una battaglia che purtroppo lascia sul campo anche molti dei miei colleghi. Io non mi sento un eroe, bensì solamente un professionista che cerca di fare al meglio il proprio compito. Conscio del fatto che stiamo vivendo una situazione anomala, che sta coinvolgendo l’intero pianeta».

Vite sconvolte

Una pandemia che ha sconvolto la vita (e sta continuando a farlo) di tutti, che in molti non si attendevano, capace di arrivare a bloccare il mondo intero e di stravolgere la nostra quotidianità.

«Non do certo la colpa a nessuno - conclude Marino Negri - ma qualcosa non ha del tutto funzionato a certi livelli. Questo, comunque, non toglie che siamo alle prese con tale situazione e dobbiamo affrontarla sino in fondo. Da parte di medici come il sottoscritto lo si può fare continuando con la propria opera. Venendo in ambulatorio, facendo le visite se necessario, seguendo a distanza e dando supporto a chi non sta bene. Solo così possiamo cercare di superare questo ostacolo tutti assieme e tornare il prima possibile alla normalità».

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