Ciriè

La mamma di un bambino Asperger: «Mio figlio è un calzino spaiato tutto l’anno», ma il cartello viene rimosso

«Il mio cartellone non offendeva e non ledeva la privacy di nessuno. Volevo solo far riflettere sull’importanza di rispettare quei «calzini spaiati» che lo sono 365 giorni all’anno e non solo uno...»

La mamma di un bambino Asperger: «Mio figlio è un calzino spaiato tutto l’anno», ma il cartello viene rimosso
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La mamma di un bambino Asperger: «Mio figlio è un calzino spaiato tutto l’anno», ma il cartello viene rimosso.

«Mio figlio è un calzino spaiato tutto l’anno»

La Giornata Mondiale dei Calzini Spaiati. Un cartellone affisso ai cancelli della scuola e rimosso a tempo record dal personale scolastico. La motivazione? «Mancava l’autorizzazione per metterlo lì». Eppure non era un cartello di protesta. Non conteneva offese, tanto meno qualcosa che potesse ledere altre persone o rivelare chissà che. Era un semplice cartello azzurro con frasi che invitavano a riflettere in una giornata (quella dei Calzini Spaiati, appunto) dedicata all’integrazione, al rispetto reciproco per le diversità di ognuno.

Il messaggio

Un chiaro messaggio dedicato ai bambini invitandoli alla riflessione. In questo caso, però, da sensibilizzare erano gli adulti... Il messaggio sul cartellone parlava chiaro: “E’ così bello vedervi entusiasti e commossi in questa giornata così importante, mentre il resto dell’anno...». E in basso, un collage di quei messaggi che la mamma – autrice del cartellone – ha ricevuto da alcuni genitori nella chat di classe dove si sono letti solo messaggi poco benevoli in merito ad una situazione difficile che riguarda suo figlio, un bambino di 10 anni. Un bimbo speciale, uno di quei “calzini spaiati” che non lo sono solo una volta all’anno, ma lo sono anche tutti gli altri 364 giorni.

La storia di Marco

Il protagonista è Marco (nome di fantasia) e la sua mamma Francesca (anche questo nome di fantasia). Marco ha 10 anni e ha la sindrome di Asperger una forma di autismo che va a ridurre le capacità di socializzazione e comunicazione. Fino alla classe terza ha frequentato una Primaria del Ciriacese dove i problemi da affrontare, e soprattutto la totale assenza di empatia da parte dei genitori dei compagni di classe, hanno reso le cose non facili da gestire per mamma Francesca. A metà della classe terza, Marco ha iniziato a frequentare una nuova scuola in un paese a pochi chilometri di distanza da quello dove era prima. La situazione, purtroppo, non è cambiata.

Asperger

«Comprendo che la patologia di mio figlio non sia facile da gestire – racconta mamma Francesca – Ma Marco non è un mostro! Ha una disabilità invisibile che deve essere rispettata come tutte le altre. E’ un calzino spaiato tutto l’anno, non solo un giorno. Il problema è che la scuola non tutela queste situazioni, o per meglio dire, non ci sono educatori preparati sufficientemente a gestirle. Cosa ancora peggiore è che mancano umanità ed empatia. Si mette all’angolo un bambino solo perché diverso. Alcuni genitori mi hanno consigliato di metterlo in qualche struttura che sappia gestire le sue problematiche. Frasi che sono state una pugnalata al cuore. La disabilità di mio figlio non è impossibile da gestire se c’è dall’altra parte un educatore professionale e preparato. Nella scuola dove è adesso Marco abbiamo la fortuna di poter contare su un insegnante di sostegno che è una persona meravigliosa. Soprattutto dal punto di vista umano e questo basta per far sì che quando c’è lui non ci siano problemi. Quelli saltano fuori quando, per gli orari ridotti ai quali deve attenersi, non c’è lasciando lo spazio ad una educatrice che non ha purtroppo la stessa preparazione. In aggiunta, Marco non può neppure mangiare alla mensa della scuola per disposizioni dettate dalla dirigenza scolastica. Ogni giorno vado a prenderlo a scuola, lo porto a casa, lo faccio pranzare e poi lo riporto a scuola. Lo faccio volentieri, ci mancherebbe, ma questo dimostra come non ci sia supporto per le famiglie in difficoltà e come le istituzioni facciano più in fretta ad eliminare il problema piuttosto che tentare di risolverlo. Non solo per mio figlio ma anche per tanti altri che si trovano in questa situazioni in altre scuole d’Italia. Perché, sicuramente, ce ne sono».

L'indifferenza

Quello che, però, a mamma Francesca fa male al cuore è l’indifferenza con la quale gli altri genitori stanno affrontando la situazione di questo bambino. E’ vero, per carità, ognuno pensa ai suoi di figli e al loro benessere all’interno della classe, ma è pur sempre vero che tendere ad isolare un bambino perché “diverso” chiedendo che si allontani dalla classe non è sicuramente né una soluzione, né un concetto che un genitore dovrebbe esprimere. «Quello che maggiormente mi ha fatto male – aggiunge Francesca – sono le porte chiuse in faccia. C’è chi lo ha fatto direttamente con messaggi sulla chat di classe e chi, con linguaggio più forbito e da burocrate lo ha fatto con mail istituzionali, ma il concetto rimane lo stesso. Perché allora essere così sensibili verso il problema della diversità un giorno all’anno, con iniziative varie, quando poi davanti ad un esempio reale c’è solo omertà? Togliere via il mio cartellone ne è stato un esempio lampante. Sarebbero bastate un paio di ore, giusto il tempo per farlo leggere alle famiglie e invitarle a riflettere sull’argomento e sui loro atteggiamenti riservati a mio figlio e alla mia famiglia, poi sarei stata io a toglierlo. Invece proprio la scuola che si impegna per diffondere con manifestazioni il rispetto reciproco, il non considerare diversi gli altri, ha fatto sentire diversi noi togliendo quel cartellone solo per evitare quello che avrebbe potuto generare una discussione». Mamma Francesca, però, non ha paura. E’ determinata, forte, e di certo non disposta ad accettare che suo figlio sia trattato come un mostro. «Marco ha una disabilità invisibile, basterebbe un po' di cuore per alleviarla...».

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