Cronaca
piemonte zona rossa

La protesta di un'estetista eporediese: "Non c'è logica nelle scelte delle chiusure"

Alla manifestazione di Torino la scorsa settimana ha partecipato anche Morena Borin, titolare di un salone di bellezza a Ivrea.

Cronaca Ivrea, 10 Novembre 2020 ore 13:39


La protesta di un'estetista eporediese: "Non c'è logica nelle scelte delle chiusure", il duro attacco di Morena Borin, costretta nuovamente alla chiusura con il secondo lockdown.

La protesta di un'estetista eporediese

Alla manifestazione di Torino la scorsa settimana (nel video un momento della protesta) ha partecipato anche una estetista eporediese, Morena Borin, titolare di un salone di bellezza in città.
"Abbiamo già attraversato un lungo e difficile periodo durante il primo lockdown, con la dichiarazione del Piemonte zona rossa, ci troviamo a chiudere di nuovo. Ma non c'è logica in queste scelte". Perché non consentire di lavorare a chi si occupa della cura del corpo? Molti trattamenti incidono anche sul benessere e la salute delle persone e, lo dice un antico detto nelle Satire di Giovenale, "Mens sana in corpore sano". Le stesse obiezioni mosse anche dai titolari di palestre e piscine.

Sicurezza... ma nessun controllo

I criteri di tenere aperte o meno alcune attività sono stati infatti contestati da più parti. Inoltre, con l allentamento delle restrizioni all'inizio della scorsa estate, tutti avevano investito ingenti somme per adeguarsi alle nuove disposizioni in materia di sicurezza. Ma non ci sono stati controlli poi. "Paghiamo le tasse, non possiamo venire trattati in questo modo", ha rimarcato Borin. Anche perché gli aiuti promessi dal governo durante il primo lockdown sono arrivati, ma non sono bastati a coprire tutte le spese e le perdite di quelle lunghe settimane.

15% della popolazione controllata

Un sacrificio economico, ma anche umano, peraltro vanificato oggi con l impennata dei nuovi casi. Impennata che si sarebbe potuta evitare con maggiore prevenzione? Perché quando a settembre sono state aperte le scuole, ad esempio, era stato controllato appena il 15 per cento della popolazione attraverso i tamponi: chi azzarderebbe una decisione, peraltro di vitale importanza, basandosi su un dato così irrisorio? Insufficiente anche per aplicare la formula sul calcolo del rischio.