Cronaca
Ciriè-Cafasse

Marco, morto suicida dopo essersi allontanato dall'ospedale di Ciriè: la famiglia ha sporto denuncia

La famiglia Sacco ha denunciato il personale sanitario presente al Pronto Soccorso nella giornata del 30 aprile 2021.

Marco, morto suicida dopo essersi allontanato dall'ospedale di Ciriè: la famiglia ha sporto denuncia
Cronaca Ciriè, 09 Giugno 2022 ore 08:04

Marco, morto suicida dopo essersi allontanato dall'ospedale di Ciriè, la famiglia ha sporto denuncia: «Avete lasciato senza cure il nostro povero Marco, il suo suicidio poteva essere evitato con il buon senso».

Marco, morto suicida dopo essersi allontanato dall'ospedale di Ciriè

«Il suicidio di nostro figlio poteva essere evitato, applicando le regole del buonsenso» dichiarano Roberto Sacco e Maura Luetto, in merito alla vicenda del figlio Marco, dopo aver querelato, lo scorso 25 maggio, l'ospedale di Cirié per non essere riusciti a trattenere il ragazzo.

Quel 30 aprile 2021

La vicenda del ventiquattrenne di Cafasse era finita al centro delle cronache dopo essere stato ritrovato privo di vita il 30 aprile 2021, impiccato con un lenzuolo, sull’antenna del ripetitore Tim, in zona Battandero.

La querela

Dichiarano gli avvocati della famiglia, Maurizio Marangon e Riccardo Magarelli: «La querela coinvolge tutto il personale in servizio presso il Pronto Soccorso all'ospedale di Cirié il 30 aprile e chiunque sia con questi in concorso, anche solo per responsabilità gerarchiche. Sotto il profilo giuridico la condotta omissiva del personale del Pronto Soccorso configura con certezza il delitto di omicidio colposo. Infatti è chiaro come il suicidio fosse prevedibile ed evitabile, senza scomodare i pur vigenti protocolli e regolamenti. Il ricovero del soggetto avrebbe impedito la fuga o un più penetrante monitoraggio dello stesso e certamente l'immediato avviso ai familiari e alle forze dell'ordine della sua assenza».

Cosa accadde quel giorno

Passiamo ai fatti. Marco, fin dall'età di 18 anni, era in cura al Sert per l'assunzione di alcol e cocaina. Infatti il ragazzo era già stato accompagnato al Pronto Soccorso l'8 novembre 2015 per un “attacco di panico” con pensieri autolesivi. Dopo questo episodio ha inizio un percorso terapeutico volontario, costituito da colloqui con psicologi, psichiatri e l'assunzione di psicofarmaci. Dalla documentazione messa a disposizione dello studio legale “FolLaw Avvocati” emerge come il giovane faticasse a trovare la propria “collocazione nel mondo”. Purtroppo nella notte tra il 29 e 30 aprile Marco assume, nella sua cameretta, un cocktail di farmaci, ma non prima d'averlo comunicato via sms a un amico. Un whatsapp rimbalzato, poi, sul telefono della sorella Irene che avvisa il padre Roberto, il quale convince il ragazzo ad andare al Pronto Soccorso di Ciriè alle 4.27. Dopo la presa in carico al triage, la sorella viene invitata a tornarsene a casa. La mattina successiva la madre tenta più volte di mettersi in contatto con l'ospedale. Ma nessuno risponde. Occorre precisare che, a causa delle restrizioni Covid, non ci si poteva presentare di persona. Solo alle 10.30 la famiglia viene avvisata che Marco aveva rifiutato la terapia e pure il colloquio con lo psichiatra, chiedendo le dimissioni. I sanitari impongono al giovane di restare in osservazione nel reparto almeno fino al pomeriggio. Nessun obbligo, nessun ricovero, nessuna contenzione, nessun Tso. Tuttavia, alle 11.30, il ragazzo risulta scomparso. Dalle ricostruzioni, fatte a posteriori, pare evidente che si fosse recato in un centro commerciale per acquistare un lenzuolo e una bottiglia di sambuca. Solamente alle 12.52 viene chiamata la madre.
Cominciano subito le ricerche e le telefonate vanno a vuoto fino a quando, alle 13.30, gli agenti della Polizia Locale di Ciriè lo rinvengono privo di vita in località Battandero.

I familiari sono ora seguiti dall'avvocato Maurizio Marangon sotto il profilo risarcitori e dal collega Riccardo Magarelli per la vicenda penale. Naturalmente restiamo a disposizione della Direzione Generale dell’Asl To4 nel caso volesse puntualizzare alle accuse della famiglia Sacco e dei suoi avvocati.

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