Cronaca
rivarolo

Morto annegato nel sottopasso: richiesta una condanna di 14 mesi

Il sindaco Alberto Rostagno, gli assessori Diemoz, Schialvino e due funzionari del Comune, Sergio Cavallo ed Enrico Colombo in attesa di giudizio.

Morto annegato nel sottopasso: richiesta una condanna di 14 mesi
Cronaca Rivarolo, 25 Settembre 2022 ore 08:47

Diciotto mesi che con le attenuanti generiche diventano quattordici. E’ stata questa la richiesta di condanna formulata venerdì scorso dai pubblici ministeri Valentina Bossi e Alessandro Gallo per la morte di Guido Zabena, avvenuta nella notte tra il 2 e 3 luglio 2018, all’interno della sua auto nel sottopasso tra Rivarolo e Feletto, che si stava allagando a causa di un violento nubifragio in corso mentre stava transitando con la sua utilitaria.

Morto annegato nel sottopasso: richiesta una condanna di 14 mesi

Non c’è stata alcuna distinzione di richiesta di pena tra i cinque imputati: il sindaco di Rivarolo Alberto Rostagno, il vicesindaco con delega all’Urbanistica Francesco Diemoz entrambi assistiti da Luigi Chiappero e Alessandro Radicchi; l’assessore Lara Schialvino con delega ai Lavori pubblici e Manutenzioni, difesa da Guglielmo Guglielmi; Enrico Colombo responsabile del Settore Lavori pubblici in Comune, avvocato Simone Buffo e il comandante Sergio Cavallo il cui legale di fiducia è Sergio Bersano. E la sentenza di primo grado del giudice Antonio Borreta la emetterà il prossimo venerdì 11 novembre, udienza convocata per l’eventuale controreplica del Pm: se non ci sarà, si passerà direttamente alla camera di consiglio e relativa decisione che, al di là che vada in un senso o nell’altro, sarà oggetto di ricorso in Appello.

Il processo

Diversi i punti sottolineati dalle difese nel sostenere la tesi dell’assoluzione e della non colpevolezza rispetto al capo di imputazione. A partire dall’imprevedibilità di un evento atmosferico che in 100 anni non si era mai verificato prima in quel modo e con quella violenza, a sentire le deposizione rese durante il dibattimento dai tecnici dell’Arpa. Ed è stato l’avvocato Luigi Chiappero, nella sua arringa, a citare una sentenza di un caso simile avvenuto in Sicilia dove per un allerta meteo “generica” si è arrivati ad un’assoluzione, proprio per l’eccezionalità dell’evento, ponendo l’accento sul fatto che nel caso di Rivarolo “non è stata diramata alcuna allerta”, ha sottolineato il legale.

Ma la Procura in alcuni passaggi ha fatto notare come gli imputati, a vario titolo, non abbiano sentito suonare i vari campanelli di allarme che sono risuonati negli anni prima della disgrazia in cui Guido Zabena ha perso la vita. «Che il sottopasso si allagasse non era la prima volta» – testimoni e cronache del tempo lo hanno certificato -: da qui la deduzione che quello fosse un evento che si poteva prevedere e, quindi, evitare. Tant’è, che solo dopo quanto accadde il 3 luglio l’Amministrazione fece installare all’imbocco del “tunnel” per Feletto una sbarra e un semaforo per impedirne l’accesso quando si rileva un pericolo di allagamento. E da quando sono stati installati quegli ulteriori sistemi di sicurezza anche le richieste di risarcimento danno – fin lì, solo alle cose: le autovetture – in Comune sono precipitate le richieste di quel genere. Ma i legali hanno sottolineato come gli strumenti installati dopo fossero un qualcosa in più rispetto a quello che prevede il codice della strada, le cui prescrizioni cartellonistica in particolare, erano state osservate. Il legale Sergio Bersano, in relazione al suo assistito, il comandante Sergio Cavallo, ha poi messo a fuoco il fatto che il non ci sia un atto formale in cui si prevede che il commissario di Polizia locale sia anche il responsabile del Piano di protezione civile: non c’è una delibera da cui lo si possa desumere, così come in alcun articolo del contratto di lavoro. «L’imprevedibilità dell’evento e l’impossibilità di correre ai ripari, dal mio punto di vista, porta all’assoluzione di tutti gli imputati. In particolare per il mio, visto che non è capo di protezione civile, non per dettato normativo né per atto determinativo», ha concluso Sergio Bersano, difensore di Cavallo.

La manutenzione delle pompe

Poi la questione della manutenzione delle pompe entrate in funzione per estrarre l’acqua dal sottopasso. Dalle rilevanze processuali è stato constatato che è stata fatta qualche giorno prima (il 28 giugno, ndr) e nel maggio precedente altri interventi sulle pompe, realizzati da due ditte specializzate. Anche in questo frangente la Procura ha fatto notare come si sarebbe potuto fare di più. E resta il nodo se le tre pompe di sicurezza siano entrate in servizio all’atto dell’emergenza e se sì, per quanto tempo e se tutte e tre. Sul punto anche i periti (di parte e dell’accusa) non hanno fornito granitiche certezze. Che avrà, invece, il Giudice che l’11 novembre prossimo che, oltre ad ogni ragionevole dubbio, emetterà la sua sentenza dopo la richiesta di assoluzione degli avvocati di parte e la richiesta a 14 mesi di pena del Pubblico ministero.

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