Nei guai per appropriazione indebita

Si è svolta la prima parte della fase istruttoria del procedimento a carico di Carlo Dellatorre, nato a Lanzo il 17 agosto 1954, per appropriazione indebita.

Nei guai per  appropriazione indebita
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Si è svolta la prima parte della fase istruttoria del procedimento a carico di Carlo Dellatorre, nato a Lanzo il 17 agosto 1954, per appropriazione indebita.

Si è svolta la prima parte della fase istruttoria del procedimento a carico di Carlo Dellatorre, nato a Lanzo il 17 agosto 1954, per appropriazione indebita. L’imputato, che per lavoro si occupava di fare il sub-agente per una compagnia assicurativa con sede in Ciriè, è stato accusato dal suo datore di lavoro di essersi appropriato di una quota assicurativa di un cliente pari a 2000 euro facendosi intestare l’assegno con cui era stata pagata la polizza. Nell’udienza svoltasi presso il Tribunale di Ivrea nell’aula del giudice Maria Claudia Colangelo sono stati sentiti due testimoni, l’impiegato contabile che si è accorto della quota assicurativa mancante ed il titolare dell’agenzia assicurativa. Il testimone ha raccontato che l’imputato era collaboratore della sua agenzia da una decina di anni quando lui aveva deciso di non subire più il suo modo di fare: secondo la sua ricostruzione, infatti, l'imputato avrebbe sempre avuto l’abitudine di sopperire alle sue difficoltà economiche appropriandosi di una parte delle quote con cui i clienti pagavano le polizze assicurative. Dopo aver regolato personalmente per lungo tempo i conti dell’agenzia anticipando i soldi mancanti, in modo che la casa madre non si accorgesse di nulla, tanto ad arrivare ad un debito del Dellatorre nei confronti del suo titolare di più di 15.000 euro, il datore di lavoro ha deciso di non accettare ulteriormente questo atteggiamento. Secondo quanto raccontato, l’imputato, oltre a non aver registrato l’entrata dei 2000 euro del cliente, avrebbe falsificato anche il registro facendo credere al suo capo, alcuni giorni dopo, che l’assegno era stato consegnato alla contabilità, ma si era dimenticato di comunicarglielo. La gravità di tale condotta, secondo il titolare dell’agenzia, stava soprattutto nel fatto che, se al cliente fosse accaduto qualcosa in quei giorni, non avrebbe avuto copertura assicurativa, in quanto l’emissione della polizza e la relativa copertura non coincidono fino a quando il pagamento non viene registrato. Anche l’impiegato contabile che ha scoperto la mancanza dell’assegno, conoscente dell’imputato dal 2011, anno in cui è stato assunto presso l’agenzia assicurativa, ha confermato la versione dei fatti del suo titolare, raccontando di come fosse una routine fare un controllo della contabilità all’incirca ogni due settimane per verificare che tutte le polizze in scadenza fossero state pagate. Nella prossima udienza  saranno sentiti altri testimoni.

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