La storia

Questo non è amore, è una malattia

La testimonianza di una ragazza vittima proprio durante il periodo del lockdown.

Questo non è amore, è una malattia
Ivrea, 17 Ottobre 2020 ore 14:36

Questo non è amore, è una malattia, la storia post lockdown.

Questo non è amore

E’ una storia che arriva post lockdown quella intirolata “Questo non è amore, è una malattia”. La pandemia mondiale legata al Covid-19, si è ripercossa sulla società in varie misure, non solo a livello sanitario ed economico, ma anche psicologico.   L’isolamento sociale, inoltre, ha favorito l’utilizzo massiccio, in certi casi smisurato ed esasperato, dei social network, non solo come mezzo di comunicazione o svago, ma anche per i cosiddetti “predatori”.

La storia di Elena

Tra queste abbiamo raccolto la testimonianza di una ragazza, che per tutela chiameremo con un nome di fantasia, Elena, divenuta inconsapevolmente vittima di uno di questi soggetti proprio durante il periodo del lockdown. «Ciò che è capitato a me è nato proprio in questa situazione – ha raccontato – Nel mio caso si trattava di una conoscenza pregressa che, attraverso i social, e probabilmente favorita dall’isolamento sociale, ha preso piede. In generale, comunque, quando si conosce qualcuno attraverso i social, non si è in grado di definire esattamente se l’empatia sia reale o fittizia, di conseguenza è più facile cadere in trappola. Poi, nel momento in cui ci si incontra fisicamente, le bugie vengono a galla».

Il modus operandi

«Dai messaggi si è passati alle chiamate attraverso i social, che seguivano lo stesso copione, ma emergevano altre incoerenze; come dire una cosa e subito dopo smentirla, piuttosto che insinuare dubbi. Ad un certo punto anche le giustificazioni sono cessate, sostituite da prese di posizione. Le contraddizioni tra parole e azioni erano sempre più evidenti, stando insieme aveva iniziato a sminuirmi e denigrarmi. Più si andava avanti e ci si legava, più, di contro, si faceva largo il senso dell’abbandono e del disprezzo nei miei confronti. Ho poi capito che i messaggi iniziali, intrisi di tenerezza e dolcezza, erano serviti per creare una specie di “dipendenza”, oltre all’illusione.  Inoltre, spesso mi colpiva in maniera mirata sui miei timori e paure che fidandomi gli avevo confidato. L’alternarsi di messaggi discordanti tra loro, disorientano perché non sai mai quale sia la verità. Cerchi di aggrapparti alla parte positiva, perché diversamente crollerebbe tutta l’illusione che si era costruita. Ma quello è.  Alla fine ci si trova con una persona che è completamente diversa da come si era presentata. Aumenta la stanchezza e la debolezza, poiché continuamente sotto pressione. La persona dolce e premurosa si era trasformata in fredda ed egoista, in un crescendo di sensazioni che pian piano sono diventate un sottraendo. Sono violenze psicologiche e fanno male al pari di quelle fisiche».

L’appello a non cadere in queste trappole

«Ho scoperto che aveva interagito con lo stesso modus operandi, contemporaneamente, anche con altre donne. Era una situazione promiscua Messo di fronte alla verità, prima mi ha accusata e insultata, poi ha tentato di giustificarsi, infine è sparito. Il lockdown forse ha favorito questi approcci, perché è più facile agire da dietro un pc o un telefonino. Così se una storia andasse male, basterebbe spegnere il dispositivo e sarebbe come spegnere la persona. Un modo di non affrontare i problemi». Cosa suggeriresti ad altre donne? «Se riconoscessero dei segnali, sarebbe meglio rivolgersi a qualcuno competente, perché si tratta di meccanismi che fanno leva sulle paure, le insicurezze, e nel momento in cui uno ci casca è la fine. Queste persone sono abili a giustificarsi, ribaltare le colpe sugli altri e a confonderti le idee. Ma anche loro hanno evidentemente bisogno di aiuto».

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