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Rischio idrogeologico allarme dopo gli incendi

Il geologo Simona Fratianni chiede che vengano fatti studi sul territorio.

Rischio idrogeologico allarme dopo gli incendi
Cronaca 12 Dicembre 2017 ore 18:23

Rischio idrogeologico. I geomorfologi lanciano l’allarme: rischio idrogeologico sempre più alto dopo gli incendi dei mesi sorsi. Bisogna intervenire con studi geomorfologici sul territorio.

Rischio idrogeologico sempre più alto

Simona Fratianni geologo docente di geomorfologia climatica del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino e Consigliere Nazionale dei Geomorfologi Italiani afferma: “In Piemonte eventi alluvionali con tempo di ricorrenza di uno ogni 18 mesi. Ben 36.000 frane ma solo 300 quelle monitorate. Nel solo mese di Ottobre con gli incendi andati persi più di 2000 ettari di bosco. Il rischio idrogeologico è ancora più elevato”.

Incendi

Solo a ottobre il Piemonte, ha perso più di 2000 ettari di bosco, condizionando fortemente la vulnerabilità del suolo. Negli ultimi 10 anni si sono verificati 366 incendi/anno con perdita di 1800 ettari. Il 54% del territorio piemontese è occupato da foreste. Il bosco con i suoi 127.000 ettari svolge una funzione protettiva efficace nei confronti dell’erosione del suolo.

Fratianni sottolinea come la perdita degli alberi nei boschi e le ceneri rimaste sul terreno rendano il suolo meno permeabile favorendo il deflusso dell’acqua e conseguentemente aumentando rischi di piene dei fiumi e conseguentemente possibilità elevata di alluvioni.

Aria irrespirabile

La siccità dei mesi scorsi ha poi influito sull’aumento di inquinamento atmosferico con pesanti ricadute sulla nostra salute. Infatti a causa dell’assenza di pioggia, soprattutto Torino e provincia, si trovavano con valori di Pm10 (polveri sottili) di gran lunga superiori alla soglia di 50 mg/m3 consentita per legge. A questa situazione si sono sommati i valori di inquinamento causati dagli incendi che ha fatto salire vertiginosamente i valori di Pm10 con picchi anche 7 volte i valori di legge (350 mg/m3) anche in zone solitamente non particolarmente interessate dall’inquinamento atmosferico come il Canavese.

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