Cronaca
Il racconto

Rivarolese vince contro il virus mentre il padre non ce l'ha fatta

Prima la positività, poi la battaglia contro il Coronavirus, infine la scoperta del doloroso lutto.

Rivarolese vince contro il virus mentre il padre non ce l'ha fatta
Cronaca Alto Canavese, 25 Aprile 2020 ore 00:00

Storie al tempo del Covid-19. Rivarolese vince contro il virus mentre il padre non ce l'ha fatta

Rivarolese vince contro il virus mentre il padre non ce l'ha fatta

La sua è stata (ed in parte lo è ancora, in attesa dell’ultimo tampone) una battaglia dura e difficile. Una sfida, contro il tremendo Covid-19, che l’ha provata nel fisico e nello spirito, privandola anche di uno dei suoi affetti più cari. Adesso, però, Concetta Palato, rivarolese, nota sia per il suo impegno in campo lavorativo, come dell’associazionismo e dello sport cittadino, inizia a vedere la luce in fondo al tunnel. Un tunnel imboccato del tutto involontariamente, oltre un mese fa.

Un'esperienza difficile e dolorosa

«Devo dire che i sintomi che ho accusato io all’inizio non erano propriamente quelli del Coronavirus - racconta la Palato, che attualmente è in isolamento presso la propria casa, anche se è ancora costretta a stare a distanza dai propri cari e quindi vive in una stanza tutta per sé - Solo successivamente sono poi stati riconosciuti come tali ed inseriti quindi nella lista ufficiale. Sta di fatto che prima mi sono rivolta all’ospedale di Cuorgnè, dove dopo una lastra ed un tampone mi è stato confermato che ero stata contagiata. A quel punto, sono stata trasferita al nosocomio d’Ivrea». Negli stessi giorni pure il padre ottantenne è risultato positivo ed è stato costretto al ricovero. «Sinceramente dove possiamo averlo contratto o con chi siamo venuti a contatto e ce lo abbia potuto trasmettere non lo so proprio - spiega Concetta - Di lì sono iniziati 10 giorni altrettanto difficili, ma per fortuna non ho avuto bisogno di essere intubata. Mi hanno curato con quei farmaci che adesso spesso sentiamo elencati in televisione, oltre che sottoposta ad ossigeno. Alla fine ne sono uscita, anche grazie allo splendido lavoro di tutto il personale medico d’Ivrea, che si è rivelato davvero straordinario. A loro rivolgo un grazie molto speciale, perché con la loro abnegazione, professionalità e senso del sacrificio hanno salvato, e lo stanno facendo ancora ora, tantissime persone».

Il padre, risultato positivo, non ce l'ha fatta

Purtroppo, mentre Concetta Palato riusciva ad avere la meglio su virus, così non si poteva dire di suo padre. «E’ un argomento delicato che preferisco non toccare più di tanto. Me lo hanno detto i miei familiari qualche giorno dopo. Tutto ciò mi fa pensare a quanti come noi hanno perso qualcuno di caro e purtroppo, in questo regime di blocco totale e di emergenza, non hanno potuto essere loro vicino, dare un ultimo saluto, una carezza, un abbraccio». Il periodo di «quarantena» che sta vivendo è senza dubbio un momento che ha permesso alla Palato di fare diverse considerazioni. «Ad iniziare dal fatto che dopo ciò che stiamo vivendo la nostra vita muterà parecchio. Non solo per quanto riguarda il lavoro e tutto quanto ne consegue, ma proprio nel quotidiano. In queste settimane così difficili riusciamo a comprendere di più il valore delle cose, l’importanza di un abbraccio, di stare insieme alle persone care. E’ un qualcosa che nell’insieme ci cambierà, dentro e fuori».

Una sanità che ha bisogno di sostegno da parte di tutti

In attesa di poter finalmente stare di nuovo vicina alla propria famiglia, appena l’ultimo esito sarà a disposizione, Concetta Palato si sofferma anche sulla questione sanità: «Parliamo di medici e di personale ospedaliero definendoli degli angeli. Mi piacerebbe tanto lo fossero, mentre invece ho visto sui loro volti la fatica, la sofferenza e la difficoltà di trovarsi costretti a fare i conti con una situazione straordinaria. Una lezione che dobbiamo certamente fare nostra è quella legata al potenziamento di tutto ciò che è la sanità nel nostro Paese. Basta vedere la situazione di chi come me deve essere confinato a casa, con il rischio comunque di creare problemi ai propri cari, invece, di passare per esempio la quarantena in una struttura adeguata. Mi viene in mente, in Canavese, all’ospedale di Castellamonte, per fare un esempio. Siamo stati colti senza dubbio impreparati da qualcosa di così grande, ma allo stesso tempo dobbiamo essere consci che bisogna dire basta ai tagli continui a questo comparto, mentre invece bisogna investire per il bene di tutti».