“Sei lesbica, ti ucciderò, grave aggressione omofoba

“Sei lesbica, ti ucciderò, grave aggressione omofoba
Cronaca 22 Dicembre 2019 ore 00:58

"Sei lesbica, ti ucciderò", grave aggressione omofoba. L'episodio si è verificato due giorni fa, ma denunciato solo nelle ultime ore fa Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia.

Grave aggressione omofoba

È gravissimo l'episodio di violenza che riportano i colleghi de La Nuova Periferia e che si è verificato due giorni fa e che è stato denunciato nelle ultime ore dall'associazione Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia. I fatti, come è stato denunciato anche agli agenti della Polizia di Stato, si sono verificati due giorni fa all'uscita della stazione di Novara.

La vittima

Vittima di una gravissima aggressione è Jen, questo il soprannome della ragazza di nazionalità nigeriana e iscritta all'associazione Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia. All'uscita della stazione ferroviaria di Novara è stata avvicinata da un uomo, un connazionale, che la giovane aveva conosciuto un anno fa al suo arrivo in Italia.

"Sei lesbica, ti ucciderò"

Solomon, questo il presunto nome dell'aggressione, ha avvicinato la ragazza e dopo aver ricevuto rifiuto alle sue avances, ha iniziato a inveire contro la giovane Jen.

Solomon le ha indirizzato con rabbia frasi del tipo “nel nostro Paese queste cose non sono ammesse” ma Jen è stata nuovamente molto chiara rispondendo “ora sono in Italia, sono libera di fare ciò che mi fa stare bene”. A quel punto Solomon ha continuato ad insultarla, dicendole “sei una vergogna!”, per poi arrivare ad aggredirla colpendola al volto proseguendo con “non finisce qui, nel nostro Paese uccidono le lesbiche e ti ucciderò”.

La violenza e la denuncia contro l'indifferenza

"Mentre Solomon la picchiava, un capannello di italiani che osservavano la scena non hanno mosso un dito, neanche per chiamare le forze dell’ordine", scrive ancora l'associazione.
"Jen è riuscita a telefonare a Junior, un suo amico, collega di lavoro e nostro iscritto anche lui, il quale ha chiamato un’ambulanza.
Tre i giorni di prognosi per le lesioni e le contusioni riportate.
"Ieri Jen si è recata in Questura per sporgere denuncia, spera che la giustizia faccia il suo corso, e che quella italiana funzioni meglio di quella in Nigeria. Jen ora è spaventata, dopo tutto quello che ha passato crede di non poter essere al sicuro neanche in Italia".