Cultura
Incontro con l'autore

L'abbraccio della comunità di San Giusto a Matteo Gamerro

Organizzata dall’associazione ex allievi salesiani, su input dell’assessore Simona Amore, la serata è stata densa di emozioni e risate, foto e video, canzoni e abbracci finali.

L'abbraccio della comunità di San Giusto a Matteo Gamerro
Cultura Alto Canavese, 06 Febbraio 2020 ore 13:48

Accompagnato dai genitori Teresina e Roberto e attorniato dagli amici di una vita, lo scrittore Matteo Gamerro è stato ospite a San Giusto Canavese.

Matteo Gamerro

Un motivo per sorridere, un motivo per guardarsi, un motivo per abbracciarsi: questo forse in sintesi la bella testimonianza di Matteo Gamerro ospite lo scorso venerdì sera a SAn Giusto Canavese. Accompagnato dai genitori Teresina e Roberto da Barone Canavese, attorniato da amici e da una platea attenta, Matteo, che vent’anni è affetto da sclerosi multipla che lo ha costretto alla sedia a rotelle nel 2008, ha raccontato la sua storia. Organizzata dall’associazione ex allievi salesiani, su input dell’assessore Simona Amore, la serata è stata densa di emozioni e risate, foto e video, canzoni e abbracci finali.

Serata emozionante

A Matteo Gamerro sorridono gli occhi, col senso di humor mentre racconta la sua storia, i suoi momenti, la sua vita. Autore di 4 libri, col quinto su una prozia già in fase embrionale, sono stati letti brani con l’aiuto di Samantha Marcelli, poiché lui ha una voce flebile: una caduta sulla neve che è anche metafora della sua vita, il quotidiano, le difficoltà, l’amicizia. Dopo la scoperta della malattia, che lo ha reso sempre più invalido alla sedia a rotelle e bisognoso d’aiuto in ogni gesto quotidiano, ha ricominciato a vivere buttandosi nella scrittura di libri e pensieri con una sensibilità disarmante, che ti spiazza. Quindi ha iniziato a fare presentazioni nelle scuole, a camminare molto in compagnia di tanti amici sui cammini a Santiago de Compostela o sulla Francigena.

Insieme agli amici

Sempre in cerca di nuovi amici che si uniscano al suo gruppo, per aiutarlo, sorridere, camminare insieme: “Non voglio privarmi della gioia di conoscere te – uno dei tanti pensieri – , di ridere, di scherzare, cogliere l’occasione di essere felice poiché è un dono inestimabile esserlo: vale esserlo anche solo un minuto al giorno, 6 ore all’anno”. Un giorno, in chiesa, ascoltando una brano di San Paolo sulla Carità ha voluto intervenire: “Quella pagina descrive perfettamente i ragazzi che mi aiutano – rifletteva – , poiché la Carità non cerca protagonismi, non si vanta, è gentile, è gesto d’Amore senza secondi fini. Un gesto generoso per far star bene a chi lo si fa”. Matteo emana una forza e voglia di vivere che può anche disarmare i cosiddetti “normodotati”, con quel suo invito a disturbare, non sentirsi a disagio, chiedere, abbracciare, porgere un bacio sulla sua guancia: “Già il fatto che ci siete per me è fonte di felicità – conclude – , una fonte di gioia”. E al dire queste parole con la sua voce non forte né squillante, forse, ha anche avuto un momento di commozione con una lacrima trattenuta a stento. Con due altri pensieri che hanno fatto breccia: “Grazie all’amicizia ho potuto vedere il mondo camminando, e questo mi piacerebbe che si realizzasse per altri come me: camminare per il mondo al fianco di angeli custodi, tanti e sempre più numerosi”; e “mentre aspetti qualcosa di straordinario, non dimenticarti di vivere”. E Matteo non è solo inchiodato ad una sedia a rotelle: è circondato da tanti affetti, tanti progetti, tanta forza, tanta voglia di vita e di Fede nell’Amore di Dio.

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