Dedizione e fatica

I ramai del Canavese: custodi di un’arte antica da difendere

Storia fatta di fatica, di ore di lavoro, di mani callose e dure, ma anche di un cuore grande e di una «testa fina».

I ramai del Canavese: custodi di un’arte antica da difendere
Alto Canavese, 26 Luglio 2020 ore 14:56

I ramai del Canavese. Un’arte antica, una lavorazione che si tramanda nei secoli, ma che rischia con il passare del tempo di andare definitivamente persa. La recente scomparsa di Sandro Cattin, uno dei mastri ramai del territorio altocanavesano, ha riportato l’attenzione su coloro che ancora praticano un’opera a dir poco intramontabile, carica di fascino ma anche di storia e fortemente legata alla nostra terra.

I ramai del Canavese

Custodi di un’arte antica. Sono i ramai del Canavese. La sapienza nell’utilizzare gli attrezzi, l’abilità di trasformare con dedizione e fatica il rame in oggetti che possono essere usati nel quotidiano, ma che spesso vengono sfoggiati quali esempi di un’arte che non passa mai di moda nonostante il trascorrere dei decenni, sono doti che ormai solo più in pochissimi sanno maneggiare con la giusta capacità. Ecco allora che grazie all’aiuto sapiente di Osvaldo Marchetti, già colonna dell’«Ecomuseo» di Alpette e abile fotografo, siamo andati a «scoprire» (o meglio a riportare alla ribalta) coloro che nel nostro territorio ancora praticano o hanno praticato per diletto ciò che un tempo era un mestiere di grandissimo valore, anche a livello culturale.

Ramai di tutte le età

Marchetti, che nel 2019 ha compiuto un personale «viaggio» ospite nei vari laboratori, vivendo da vicino le «storie» che hanno caratterizzato il mestiere dei «calderai» (a spingerlo pure il legame fortissimo con questo lavoro svolto da suo nonno, ma anche uno dei «simboli» del paese in cui risiede), ci ha quindi guidati in un Canavese dove vivono uomini e donne che sanno dare forma alle emozioni. La zona dell’Alto Canavese è quella dove c’è la più alta concentrazione di maestri del rame. Purtroppo, come anticipato, la scomparsa dell’alpettese Cattin ha privato il territorio di una mano sapiente, di un «professionista» in quello che realizzava. Problemi di salute, invece, hanno frenato un altro nome noto ai più, cioè il pontese Elio Ceretto, il quale nel suo laboratorio ha anch’egli creato pezzi straordinari e di grande pregio. Cuorgnè è senza dubbio la città con il numero più alto di «botteghe»: ben quattro, infatti, sono gli appassionati che amano proporre lavori di enorme qualità e precisione. C’è per esempio Antonio Ceretto che ha la sua «tana» in frazione Nava, mentre Giuliana Ceretto manda avanti lo storico «atelier» che sorge in centro, a due passi da piazza d’Armi. Renato Chiolerio, invece, continua la tradizione in frazione Fornengo, mentre Secondo Guglielmetti ha in quel di Salto il luogo dove coltivare la propria passione. Tante sono le storie che può raccontare l’esperto Giuseppe Tarrone, residente a Sparone e che è uno dei decani tra i calderai del Canavese. Infine, a Strambino c’è chi rappresenta invece il presente ed il futuro della lavorazione del rame, Andrea e Massimo Guglielmetti, i quali con altrettanta bravura fanno sì che pure lavorazioni di una certa rilevanza e dimensione siano conosciute ed apprezzare al di fuori dai patrii confini.

Un’arte che va difesa

Indubbiamente, nonostante ci sia ancora uno «zoccolo duro» di appassionati che continuano a lavorare il rame dandole le forme più disparate, quello del ramaio è un ruolo che va via via scomparendo. Negli ultimi anni una realtà come Alpette, proprio attraverso il compianto Cattin, aveva organizzato dei corsi-dimostrazione per i bambini delle scuole, al fine di far conoscere questa forma d’arte. Perché non è un semplice lavoro: è qualcosa di più profondo, intimo, affascinante. E per questo anche gli enti della nostra zona dovrebbero in qualche modo impegnasti maggiormente affinché si possa continuare a tramandare tutto ciò. «Per chi è di Alpette come me – spiega Marchetti – il rame ce lo hai nel sangue. Bisogna far sapere che il nostro territorio ha delle eccellenze di questo tipo, che “difendono” un pezzo della nostra storia». Storia fatta di fatica, di ore di lavoro, di mani callose e dure, ma anche di un cuore grande e di una «testa fina», che da un foglio di rame sono capaci di tirare fuori della vera poesia.

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