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Caro bollette, imprenditori canavesani: «Siamo alla canna del gas, a Natale non arriviamo»

Il caro-energia sta mettendo a dura prova tutte le attività commerciali, nessuna esclusa.

Caro bollette, imprenditori canavesani: «Siamo alla canna del gas, a Natale non arriviamo»
Economia Rivarolo, 05 Settembre 2022 ore 05:32

Caro bollette, imprenditori canavesani: «Siamo alla canna del gas, a Natale non arriviamo».

Caro bollette

«Se qualcosa non cambia in fretta, anzi, subito, a Natale molte delle nostre attività non ci saranno più». E ancora. «Siamo alla canna del gas». Oppure. «Eravamo meno preoccupati quando eravamo chiusi durante il lockdown per Covid perché sapevamo che prima o poi saremmo tornati a lavorare, oggi, invece, non sappiamo se ci salveremo da questa situazione». Sono solo alcune (drammatiche) dichiarazioni della situazione economica raccolte in Canavese, con le stangata delle bollette che non sta risparmiando nessuno.

La questione degli Hotel

«Vuole sapere a quanto ammonta la bolletta elettrica del mio Hotel con i consumi di luglio? 14.981 euro per l’esattezza, mentre lo scorso anno, per lo stesso mese di fatturazione, avevo speso all’incirca 5.200 euro». A parlare è Mauro Mattioda titolare degli Hotel Rivarolo e Europa. E senza sapere dell’iniziativa «bollette in vetrina» (lanciata dalle organizzazioni di categoria per accendere i riflettori sulla situazione che stanno vivendo i commercianti) lunedì scorso aveva già fotocopiato il documento per consegnarlo ai vari settori della sua attività: pulizie, colazioni, reception «affinché sia i dipendenti e anche i clienti possano prendere visione e comprendere il momento che stiamo attraversando; periodo del quale nessuno della “catena” ha colpe, ma purtroppo è così», spiega. Ancora Mattioda. «Per ridurre i consumi ho iniziato a spegnere nei corridoi una lampadina sì e una no. Nella mia abitazione privata le luci esterne. E sarò costretto a non tenere l’aria condizionata troppa bassa e i clienti se ne faranno una ragione. Sopperiamo per quanto sia possibile nel tentativo di contrastare e combattere questa situazione. Certo è che non è un bel segnale». E fra poco inizierà l’in - verno con l’accensione del riscaldamento. «In realtà per noi del settore alberghiero fa poca differenza: per raffrescare d’estate spendiamo quanto per riscaldare durante la brutta stagione». Poi, Mattioda fa un’amara consolazione. «Non so se sia stato peggio la chiusura durante il lockdown per Covid o tenere aperto adesso dove non ci sono guadagni e si lavora solo per tenere in piedi l’attività. Prima alzarsi alle 5.30 del mattino per lavorare pesava sì, ma lo si faceva con un umore e spirito positivo; oggi, tra tasse, bollette di gas e luce alle stelle, stipendi da pagare, la guerra che non si ferma rende tutto più complicato e buio. E in questa situazione mi chiedo quanto si potrà andare avanti e se penso alla risposta mi vengono i brividi».

Sulla stessa lunghezza d’onda, soprattutto nella «dimensione» della misura dei costi a cui dare incontro, c’è Sergio Fumana, responsabile dell’Air Palace Hotel di Leini: «La situazione è drammatica: le bollette sono aumentate in modo esponenziale. Governo e amministrazioni devono trovare soluzioni per sostenerci: qui la cosa si sta facendo pesante. Il tutto anche se ho sottoscritto l’anno scorso nel mercato libero tariffe energetiche bloccate, eppure sono passato da una media di 6-7.000 euro al mese per la corrente elettrica all’ul ti ma fattura da 12.000 euro». Aumenti che ricadranno sul consumatore? Sergio Fumana: «Al momento non ho in previsione alcun ritocco. Però, già era difficile prima, figuriamoci adesso che sta aumentando tutto. E diventa complicato capire a che punto si arriverà. Le faccio un esempio. Sa quanto abbiamo pagato per il servizio di lavanderia, voce non secondaria per un Hotel? Dagli 8.500 euro di media, siamo passati a 12.000. Un aumento del 50%. Soldi, che da qualche parte li devi prendere. Tra energia, gas, Tari, imposte comunali e nazionali si va sempre peggio. Le dirò di più: si va a rotoli. Il cliente comprende, certo, ma quando si trova degli aumenti è comunque infastidito e diventa difficile sostenere anche un piccolo rincaro». E mentre Sergio Fumana ci parla delle difficoltà contingenti sta predisponendo l’arrivo al Jet Hotel dello Spezia Calcio che mercoledì scorso, 31 agosto, ha sfidato la Juventus allo Stadium e sabato quello del Lecce, avversario del Torino. Una boccata d’ossigeno.

Il supermercato

Ma dal Basso Canavese fin sulle Valli il sottile filo rosso della crisi energetica produce le stesse reazioni. Come quella di Andrea Gimorri del Crai di Pont Canavese. Lo scorso anno di questi tempi pagava di bolletta elettrica 1.687,11 euro; l’altro giorno, invece, per il consumo di luglio (2022) ha dovuto sborsare 5.033,70 euro. «Partiamo dal presupposto che io non mi lamento mai, al massimo faccio polemica», spiega il commerciante. E ancora: «Proseguiamo dicendo che probabilmente è tutta colpa mia perché avrei dovuto cambiare distributore ogni due anni. Ma questo non giustifica l’incredibile aumento del 198% dell’energia elettrica che mi hanno fatturato rispetto all’anno prima, con consumi reali addirittura inferiori». E fare fronte a questi pagamenti mette davvero a rischio tutto il sistema.

I commercianti

A Cuorgnè, il presidente dell’associazione commercianti Maurizio Scafidi, parla di un modo diverso, che sta cambiando, di stare sul mercato. «Fino a qualche tempo fa alle variazioni della bolletta dell’energia o del gas non ponevi la stessa attenzione e apprensioni di oggi perché erano sbalzi di 50 o 100 euro al massimo. Oggi, invece, il panorama è completamente cambiato. Oltre a tutto quello che bisogna fare per mantenere le attività per restare sul “mercato” bisogna trovare anche il tempo per seguire la questione delle forniture e stare attento a scorgere la soluzione migliore. Nella speranza, visto che ormai non c’è più la certezza di nulla, che domani non divento un problema l’acqua o l’immondizia: speriamo che anche da quei settori non ci siano cattive sorprese e aumenti. Il fatto è che prima era la pandemia, ora la guerra: restare in piedi, cioè aperti, è davvero una battaglia. E purtroppo gli scenari che ci si prospettano non sono positivi: l’inverno non sarà bello con i costi per le famiglie alle stelle; penso solo a chi dovrà riscaldarsi con il pellet e il costo che ha raggiunto».

Da Castellamonte è Carlo Tesolin, rappresentante di 110 commercianti della città che aggiunge altra preoccupazione a tinte fosche sulle proiezioni future e annuncia un imminente incontro. « E’ davvero una grossa problematica», esordisce così Tesolin. «In questi giorni avremo un incontro con tutti i commercianti di Castellamonte per capire cosa poter fare. Siamo solo in estate e dobbiamo ancora accendere i riscaldamenti: che stangate dovremo aspettarci? So di piccoli industriali e imprenditori canavesani con 10-12 dipendenti che si sono visti quadruplicare le bollette. E’ un problema da risolvere e anche in fretta. Se lo scenario non cambia, in questo mese non chissà quando, a Natale moltissime attività artigianali, industriali e piccoli imprenditori chiuderanno. Chi potrà contare sulla cassa integrazione come quella per il Covid magari ce la farà, ma gli altri moriranno tutti. Del gas e della luce non puoi fare a meno se devi produrre o aprire una qualsiasi attività. Se devo fare girare per 24 ore i macchinari quale soluzione possono adottare per risparmiare e abbattere la bolletta? Nessuna. O il Governo prende subito disposizioni a livello centrale, oppure non c’è salvezza. Devono cancellare gli oneri di sistema. Ho visto bollette di 300 euro dove il consumo reale è di 50: il resto sono tasse. Come dicevo ci incontreremo per fare sistema e comunità. L’iniziativa “Bollette in vetrina” ha un senso, certo, il grido di aiuto deve partire da qual che parte, proviamo così, è un modo per far capire cosa stiamo vivendo. E se non basta andremo in piazza, altrimenti non ne usciamo fuori. Ho visto fatture di attività con 80-90 dipendenti passare da una bolletta da 27.000 a 300.000 euro al mese. Soldi, mi diceva questo imprenditore della zona che servivano per gli stipendi. E che tutti i mesi adesso deve tirare fuori: se non arrivano soluzioni sarà costretto a chiudere. Non ci ho creduto finché non ho visto davvero quella bolletta. Purtroppo sono cose vere, reali del nostro Canavese. Bisogna fare qualcosa di importante. Se è necessario è doveroso scendere in piazza. Alzando i toni, però, per farci sentire veramente. Altrimenti chiudiamo mentre i grandi gruppi scapperanno da qualche altre parte nel mondo».

Stangata anche per i bar

E non va meglio neanche alla piccola ristorazione come i bar. A confermarlo è Massimo Varon e dell’Ora del Caffé di Rivarolo. «Questo mese ho dovuto pagare 4.065 euro di luce», ci parla mostrandoci la fattura. «I costi non sono più sostenibili, serve un intervento deciso e massiccio per risolvere questa situazione, altrimenti sarà un autunno davvero molto caldo».

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