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situazione pericolosa

Coldiretti lancia l'allarme: “Per la razza bovina Piemontese servono misure di sostegno e ristori alle imprese”

Prezzi alla stalla in calo: oggi gli allevatori perdono fino a 600euro per capo.

Coldiretti lancia l'allarme: “Per la razza bovina Piemontese servono misure di sostegno e ristori alle imprese”
Economia Alto Canavese, 08 Febbraio 2021 ore 13:58

Coldiretti lancia l'allarme: “Per la razza bovina Piemontese servono misure di sostegno e ristori alle imprese”. Prezzi alla stalla in calo: oggi gli allevatori perdono fino a 600euro per capo.

Coldiretti lancia l'allarme

Dare economia e futuro a 5mila famiglie di allevatori che stanno perdendo fino a 600euro per capo allevato e che tengono alta la tradizione di una pregiata razza bovina, conosciuta in tutto il mondo come la Piemontese. «Per sostenere gli allevatori, i fondi del Recovery Plan e del biennio 2021-2022 del Psr, Programma di sviluppo rurale, dovranno essere orientati al sostegno della carne bovina piemontese. Chiediamo anche alla Regione Piemonte un impegno concreto affinché sostenga questa linea e preveda fondi diretti alle imprese, come già accaduto in passato con altre emergenze». Questo sottolinea Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino, a seguito dell’incontro che Coldiretti Piemonte – rappresentata da Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa, delegato confederale di Coldiretti Piemonte –, ha avuto nei giorni scorsi con il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.

800mila capi e 7mila aziende

La razza bovina Piemontese è la prima autoctona a livello nazionale per numero di capi allevati, raggiungendo la metà del patrimonio delle razze autoctone italiane da carne. In Piemonte, la filiera bovina conta 800mila capi e 7mila aziende, e rappresenta la principale razza da carne con 315mila capi, 5mila aziende e un fatturato che arriva a 500 milioni di euro. Annualmente in regione sono 100mila i capi macellati, di cui 65mila vitelloni.

Cambio radicale della commercializzazione

Andrea Repossini, direttore di Coldiretti Torino, aggiunge: «Sono necessari accordi di filiera che permettano un futuro al comparto bovino da carne subalpino. Occorre poi un cambio radicale nelle impostazioni della commercializzazione. L’obiettivo è recuperare, nell’ambito della distribuzione dei ricavi lungo tutta la filiera, maggiori margini economici per le imprese allevatrici che, negli ultimi mesi, hanno visto ridurre i prezzi alla stalla calare del 20 per cento. Oggi i vitelloni maschi ritirati alla stalla sono pagati tre euro per chilogrammo di peso vivo, mentre non si ferma la salita dei costi aziendali di produzione. In provincia di Torino, come in tutta la regione, molti di questi allevamenti sono condotti da giovani».