Intervista

"Cuorgnè in Movimento": cosa bolle in pentola in vista delle elezioni

Pezzetto riflette a 10 anni dalla nascita del laboratorio civico.

"Cuorgnè in Movimento": cosa bolle in pentola in vista delle elezioni
Politica Cuorgnè, 16 Maggio 2021 ore 11:08

"Cuorgnè in Movimento": cosa bolle in pentola in vista delle elezioni. Pezzetto riflette a 10 anni dalla nascita del laboratorio civico.

"Cuorgnè in Movimento"

Si sta per concludere il secondo e ultimo mandato dell’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco, Giuseppe Pezzetto. Le amministrative si terranno tra settembre e ottobre. Mentre nel paese delle due torri impazza il toto candidati, qualcosa «bolle in pentola» attorno al primo cittadino uscente. Non è solo tempo di bilanci per il borgomastro. A oltre dieci anni dalla nascita di Cuorgnè in Movimento, è ora di una riflessione sul significato profondo di questo progetto che indubbiamente è andato oltre le elezioni cittadine.

Quale trasformazione subirà?

«Questa domanda mi consente, a oltre dieci anni di distanza, di fissare alcuni concetti tutt’ora validi e che sono stati alla base di una visione più ampia - spiega Pezzetto - Con alcuni canavesani di buona volontà (oggi verrebbero chiamati “costruttori”), provenienti da sensibilità ed esperienze diverse ma accomunati dall’amore per il nostro Canavese, si era riflettuto sulla necessità di trovare soluzioni politiche nuove per il nostro territorio. Non dimentichiamo il contesto: da un lato i partiti avevano abdicato al loro ruolo costituendo il governo tecnico del Prof. Monti, e dall’altro, in piena recessione economica, si dovevano cercare nuovi paradigmi capaci di dare risposte a situazioni nuove e risolverne altre da troppo tempo radicate, di farsi carico per quanto possibile della situazione del nostro Canavese. In questo contesto il ricambio generazionale anche delle Amministrazioni del territorio era necessario e non più procrastinabile».

In effetti il modello è stato utilizzato in questi anni in diverse realtà, conferma?

«Intanto premetto che l’obiettivo non è mai stato quello di costruire un “partito” ma, ribadisco, quello di mettersi al servizio delle diverse comunità in un momento di “vacatio”, che non mi pare sia terminato, da parte dei soggetti preposti. Con più o meno coordinamento, possiamo dire che a distanza di oltre dieci anni parecchi nuovi amministratori si siano assunti l’onere e l’onore di guidare le proprie comunità diventando cittadini più consapevoli e -cosa che mi fa molto piacere - molti giovani e molte donne hanno accettato e vinto una sfida che non è assolutamente facile ancor più nel contesto attuale portare avanti; meritano un ringraziamento per la loro disponibilità e abnegazione».

Quindi la fase propulsiva e propositiva del progetto è terminata?

«Come tutte le cose hanno un inizio ed una fine, ritengo da un lato non si debba tornare indietro, ma correggere, adattandole al contesto, eventuali traiettorie. Certamente questa fase di costruzione o di semina è terminata, una piccola foresta silenziosamente sta crescendo, e confido sia ormai in grado di autogenerarsi».

Quelli che lei ha definito i “costruttori” hanno quindi concluso la loro opera?

«Penso proprio di no, ritengo che le competenze, e sono fortunatamente molte quelle che hanno una radice comune nel nostro Canavese, debbano trovare luoghi e momenti di confronto per supportare ai diversi livelli le importanti sfide ed opportunità che avremo nei prossimi anni. Non è più tempo di improvvisazione e di sterili personalismi spesso utili solo ad una conservazione del potere personale. Le nuove generazioni hanno potenzialità e schemi completamente diversi, il mondo sociale ed economico è indirizzato in modo irreversibile su nuove traiettorie, compito nostro guidarle con una visione di lungo periodo, ma servono persone preparate. Le opportunità per il nostro Canavese ci saranno e le competenze, come dicevo, anche. Occorre mettere le persone giuste al posto giusto e la politica quella con la “P” maiuscola deve smetterla di parlare soltanto alla pancia della gente: il futuro di un territorio, la sua vocazione e quindi il lavoro e lo sviluppo, non si creano a colpi di slogan».