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Emergenza Covid, il PD Alto Canavese: “Gli amministratori sostengano le società operaie”

Emergenza Covid, il PD Alto Canavese: “Gli amministratori sostengano le società operaie”
Politica Alto Canavese, 28 Aprile 2020 ore 12:37

Emergenza Covid, il PD Alto Canavese: “Gli amministratori sostengano le società operaie”.

“Gli amministratori sostengano le società operaie”

Il PD Alto Canavese scrive una lunga lettera di riflessioni sul periodo che stiamo vivendo a causa del Coronavirus e sulle conseguenze socioeconomiche che tutto questo sta portando e porterà. Partendo da un’analisi storica rivendica l’importanza delle società operaie e chiede alle amministrazioni di “sostenere, di interloquire e di considerare partner importanti sul territorio questi enti, facilitandone anche la trasformazione burocratica richiesta”.

Quando si affrontano periodi particolarmente negativi come quello che stiamo affrontando, il pensiero va subito alle persone più deboli che con le scarse dotazioni fanno fatica a sopravvivere cercando di trovare soluzioni atte a migliorare la situazione e cambiare le cose per il futuro. Per fortuna la storia ci viene in soccorso e a volte ci da quelle risposte senza bisogno di inventare cose nuove. Per farlo però bisogna andare indietro di qualche secolo. Nel periodo precedente l’unità d’Italia quando le condizioni economiche, di salute lasciavano alquanto a desiderare. La vita nelle fabbriche era durissima, la possibilità per uomini e donne di avere un minimo d’istruzione era quanto mai remota e le malattie, soprattutto dove c’era carenza di cibo e di igiene, stroncavano vite assai giovani. In tutta questa miseria ci furono però degli uomini che presero a cuore la sofferenza dei più deboli come ad esempio Lorenzo Valerio, uomo forte della sinistra che comprese come il benessere degli operai, la loro educazione e la loro salute portasse oltre ad una migliore qualità di vita anche ad un maggior profitto all’interno delle aziende stesse. Un metodo che abbiamo avuto modo di constatare funzionò benissimo, grazie al grande imprenditore illuminato di Olivetti. In quel periodo in Canavese vi fu la nascita dei primi due asili uno ad Agliè e l’altro a Rivarolo per opera di Maurizio Farina. In questo periodo nacquero anche le scuole di cucito per le ragazze e gli scaldatoi nella grande Torino, dove si contavano circa 30.000 poveri su un totale di 120.000 abitanti. Fu in questo periodo in cui lo Stato era particolarmente carente verso gli strati sociali più deboli che nacquero le prime Società operaie di Mutuo Soccorso. La loro funzione principale fu appunto quella di darsi solidarietà e chiedere il sostegno ai ceti sociali più abbienti. Col tempo la loro funzione cambiò prendendo una forma più sindacale e partitica e forse fu proprio per questa loro forma cosi forte e imponente che molte di esse vennero sciolte dopo i moti di insurrezione del 1898 in molte città italiane. Fu allora che per muoversi in assoluta libertà senza vincoli politici le SAOMS spostarono il loro operato verso il mondo contadino aiutandolo affinché potesse approvvigionarsi di materiale e macchinari utili. Ed è così che arriviamo ai giorni nostri dove spesso accostiamo il nome delle SAOMS a ristoranti e foresterie soprattutto come luogo di intrattenimento e ospitalità. È qui che però ci sbagliamo perché nel corso di secoli le SAOMS hanno saputo trasformarsi riscoprendo quel valore sociale e mutualistico proprio delle origini. Questo “ritorno alle origini” è molto importante, soprattutto oggi, di fronte alle profonde trasformazioni dello stato sociale che richiedono un nuovo modello di welfare. Accanto ad un nucleo di prestazioni garantite dallo Stato ci vorrà una rete di servizi integrativi assicurati su base mutualistica. Ci sono già molte sperimentazioni in grandi imprese mentre siamo in ritardo nei territori. Le Società Operaie potrebbero essere il nucleo di un “welfare integrativo territoriale” di cui si sente molto bisogno. Nel 1984 la Fim (Federazione italiana della mutualità) diventa Fimiv (Federazione Italiana della Mutualità Integrativa Volontaria) e nel corso degli anni 2000 svolgono soprattutto un servizio di assistenza sanitaria integrativa. Oggi al mondo della Fimiv sono accorpate più di 500 società di mutuo soccorso per un movimento complessivo di circa 950 000 tra soci e assistiti compresi i familiari dei soci. Il decreto legislativo n. 117/2017 (“Codice del Terzo settore, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106”) ha fissato le regole comuni per gli enti del terzo settore, salvaguardando nell’ordinamento le forme di organizzazione già tipizzate; restano pertanto presenti nell’ordinamento italiano le organizzazioni di volontariato (OdV) e le associazioni di promozione sociale (APS), sebbene con caratteristiche lievemente modificate rispetto all’impostazione delle leggi istitutive (rispettivamente la L. 266/1991 e la L. 383/2000, ora definitivamente abrogate). Il Codice stabilisce regole più semplici per il riconoscimento della personalità giuridica di associazioni e fondazioni, richiama la legge istitutiva delle società di mutuo soccorso pur agevolando la trasformazione di queste nella nuova tipologia di “enti del terzo settore” (ETS). Le società di mutuo soccorso devono iscriversi nel registro unico nazionale del terzo settore (Runts) entro l’agosto del 2020 e le obbliga ad un nuovo regime fiscale. In caso contrario, perdono la loro qualifica, con conseguente devoluzione del patrimonio ad altre società di mutuo soccorso ovvero a uno dei fondi mutualistici o al corrispondente capitolo del bilancio dello stato. Nell’Alto Canavese le società operaie operanti sono tutt’ora molte e attivissime, e a loro che crediamo vada riconosciuta quella capacità capillare di lavorare sul territorio in un momento come questo e di dare sostegno alle amministrazioni comunali che spesso oberate da problemi e burocrazia non riescono a far fronte ai molteplici problemi. L’appello è rivolto ai nostri amministratori sul territorio, ai nostri membri del consiglio regionale e alla Regione stessa di sostenere, di interloquire e di considerare partner importanti sul territorio questi enti, facilitandone anche la trasformazione burocratica richiesta.