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Platinum-Dia, la deputata Jessica Costanzo evidenzia un risvolto da non sottovalutare

«Questa operazione ha evidenziato ancora una volta come in Piemonte la ‘ndrangheta sia da tempo una presenza capillare».

Platinum-Dia, la deputata Jessica Costanzo evidenzia un risvolto da non sottovalutare
Politica Torino, 16 Giugno 2021 ore 08:00

Platinum-Dia, la deputata Jessica Costanzo evidenzia un risvolto da non sottovalutare.

Platinum-Dia: "Un’operazione storica"

«Cambiare il nome dell’operazione per rispetto dei tanti calabresi onesti che vivono a Volpiano» La maxi-operazione Platinum-Dia, condotta a Torino e provincia e con ramificazione in Germania Spagna e Romania, ha inferto lo scorso 5 maggio un duro colpo alla diramazione piemontese della ‘Ndrangheta. Si è trattato di un’operazione storica: 33 arresti sono stati eseguiti dalle autorità internazionali, in coordinamento tra Torino, Costanza e altre località in Italia e all’estero. Agli indagati, a vario titolo, vengono contestati l’associazione mafiosa, quella finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, il riciclaggio, l’intestazione fittizia di beni, l’estorsione e altro ancora. Il tutto aggravato dalle modalità mafiose.

«Questa operazione ha evidenziato ancora una volta come in Piemonte la ‘ndrangheta sia da tempo una presenza capillare – afferma la deputata del Gruppo Misto Jessica Costanzo - Una ‘ndrangheta che ha oramai abbandonato le azioni roboanti e la spettacolarizzazione della propria azione criminale, ma che alimenta il proprio potere e il proprio controllo assoggettando le attività commerciali ed economiche del territorio, che sono necessarie ad alimentare il circuito mafioso».
«Quel che mi preme evidenziare, al di là del plauso che ho già espresso alla Dda e alla Dna, è una certa inopportunità nella scelta del nome data all’operazione – aggiunge però l’onorevole torinese - Il nome Platinum infatti deriva dal paese della provincia di Reggio Calabria Platì, di cui sono originari i membri della famiglia Agresta. Dalla cittadina calabrese proviene ad esempio Domenico Agresta, detto Micu: è stato lui, come risulta dalle inchieste, ad aver fondato alla metà degli anni Settanta la locale di Volpiano. Il problema è che proprio a Volpiano nella seconda metà del secolo scorso si sono trasferite tantissime famiglie provenienti da Platì e dalla Calabria, tanto che il comune della provincia di Torino è da tempo ribattezzato proprio “la piccola Platì” per questo motivo».

Non bisogna fare, quindi, di tutta l’erba un fascio?
«Ci tengo a sottolineare che moltissime famiglie originarie di Platì e arrivate a Volpiano sono oneste: ci sono lavoratori, pensionati, famiglie, gente per bene. Cittadini che ora, anche per via del nome scelto per l’operazione giustamente finita sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali, rischiano di essere discriminati proprio per la loro origine. Il rischio, insomma, è che anche per via del nome attribuito all’operazione, i cittadini originari di Platì residenti a Chivasso e Volpiano vengano accomunati nell’opinione comune alla ‘Ndrangheta e alle condotte criminali oggetto dell’indagine. Ciò potrebbe avere ripercussioni pesanti sulla loro quotidianità e quindi sulla loro serenità personale».

Come risolvere questo problema, secondo lei?
«Ho interrogato su questo il Ministero dell’Interno: credo sia più corretto e rispettoso, anche se oramai i giornali sono già usciti e il nome “Platinum” circola da tempo, che chi di dovere intervenga per mutare il nome dell’operazione. Sarebbe un atto rispettoso dell’onestà e della correttezza di tutte le famiglie arrivate a Volpiano, che hanno contribuito con il loro lavoro al benessere del territorio e che nulla hanno a che spartire con le condotte criminali perseguite dagli organi giudiziari».