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Massimo Moro: un canavesano nei box del motomondiale

Da Rivarolo a capo-meccanico dell’«American Racing Moto2 Team»

Massimo Moro: un canavesano nei box del motomondiale
Sport Rivarolo, 05 Aprile 2020 ore 11:15

Massimo Moro: un canavesano nei box del motomondiale. Da Rivarolo a capo-meccanico dell’«American Racing Moto2 Team».

Massimo Moro

Per anni il suo nome ed il suo volto hanno rappresentato un punto di riferimento per gli appassionati di moto del territorio canavesano. Pilota, meccanico e grande conoscitore delle due ruote, Massimo Moro sul suolo italiano ha saputo togliersi qualche bella soddisfazione. Ad un certo punto della sua vita, però, è stato costretto ad un profondo cambiamento. Cambiamento che oggi, nel 2020, lo porta ad essere tra i protagonisti nei box del Motomondiale. Da Rivarolo, passando da Barcellona, Moro nelle ultime stagioni si è concentrato sulla preparazione dei motori da competizione, arrivando a ritagliarsi un ruolo da capo-meccanico e in particolare da telemetrista di livello internazionale. Non a caso, nell’attuale stagione della Moto2 (anche se, come è ben noto, tutto è fermo per la questione dell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus) è tra coloro che lavorano sia in gara che nello sviluppo delle moto dell’«American Racing Moto2 Team», il quale si è messo immediatamente in mostra a Losail, nella gara d’esordio in Qatar, con il giovane e talentuoso Joe Roberts, che ha conquistato un eccellente quarto posto.

Esperienza entusiasmante

«E’ una bella avventura quella che sto vivendo - spiega Massimo, che da alcuni anni lavora e vive in terra iberica, precisamente a Barcellona - Una esperienza che ho iniziato alcuni anni fa e che ora mi ha portato ad un’ulteriore crescita professionale, la quale è senza dubbio importante e molto stimolante». Moro 6 anni fa ha deciso di trasferirsi, stimolato da un’offerta di lavoro legata alla preparazione dei motori da corsa: «Purtroppo i primi mesi non sono stati come mi aspettavo. A quel punto ho deciso di mettermi in proprio e aprire un’officina mia. Nel 2015 è arrivata la prima esperienza nella Moto 2, mentre nel 2016 ho lavorato nella squadra di Dominique Aegerter, dove ci siamo tolti qualche bella soddisfazione in gara». Nel 2017 è stata la volta della stagione al servizio di un altro svizzero, Thomas Luthi, centauro di lungo corso: «Peccato per l’infortunio a tre gare dal termine della stagione, che ci ha impedito di lottare per il titolo mondiale. Ma il secondo posto è stato un grande riscontro». A fine di quell’anno una proposta nuova: quella di andare a lavorare con Romano Fenati. «Purtroppo è stata una scelta sbagliata, che è finita quasi subito».

Tra pista e insegnamento

Per lui poi ancora spazio nei box della Moto2, al fianco di un altro «rossocrociato», Jesko Raffin, quindi dal 2019 il via alla nuova avventura con Roberts ed il team a stelle e strisce. «Il tutto arricchito anche da numerose soddisfazioni e vittorie nei campionati spagnoli, che mi hanno regalato ulteriori gioie. Anche perché nel frattempo ho continuano a crescere sotto il punto di vista personale, decidendo di impegnarmi in un mondo che è complicato, ma pure ricco di momenti belli». Infine, se non bastasse, oltre a preparare motori da corsa e vivere la ribalta del Motomondiale, Massimo Moro si è messo anche ad... insegnare. «Proprio così - dice ridendo il canavesano - Mi hanno chiamato alla “Monlau Repsol Technical School” dove tengo lezione settimanalmente a 100 futuri meccanici da competizione. E’ una cosa che mi stimola e chi mi riempie di orgoglio, oltre che essere un momento di condivisione con i ragazzi che mi rende ancora più fiero della strada che ho deciso di intraprendere».

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