Stop agli eventi

Sport fermo al palo: quale futuro per il paraciclismo?

L'eporediese Fabrizio Topatigh racconta i difficili mesi che dovrà affrontare la sua disciplina.

Sport fermo al palo: quale futuro per il paraciclismo?
Ivrea, 26 Settembre 2020 ore 11:18

Sport fermo al palo: quale futuro per il paraciclismo? L’eporediese Fabrizio Topatigh racconta i difficili mesi che dovrà affrontare la sua disciplina.

Sport fermo al palo

La questione, oramai, è ben nota: anche il mondo dello sport è stato stravolto dalla pandemia che ha colpito l’intero pianeta, azzerando praticamente tutte le discipline, che per mesi sono state impossibili da praticare nel modo che conosciamo. Se, però, una serie di specialità nelle ultime settimane sono tornate bene o male alla ribalta, ci sono invece purtroppo altre realtà che sono ancora praticamente ferme al palo. Tra queste c’è il ciclismo paralimpico, che abbiamo imparato a conoscere prima grazie alle imprese di atleti come Fabrizio Topatigh e Livio Raggino, entrambi canavesani, poi attraverso eventi che hanno portato alla ribalta Cuorgnè, Rivarolo, Ivrea e San Francesco al Campo, per mezzo di gare e iniziative di livello regionale e nazionale. Nei mesi successivi al «lockdown» purtroppo zero gare o quasi, con un mondo, anche a livello sociale, che nell’annata in corso non è di fatto mai partito.

Manca l’agonismo

«Ognuno di noi continua ad allenare il fisico e le gambe – spiega l’eporediese Topatigh, che con la sua fida bici si è destreggiato nel recente passato tra corse in strada, pista ed anche in fuoristrada – però ci manca fortemente la parte legata all’agonismo. Perché il mettersi in gioco, confrontarsi con i “rivali”, è uno stimolo in più che ci aiuta a crescere, migliorare ed a porsi degli obiettivi che fanno in modo di alzare l’asticella personale». Fabrizio però non si ferma solo a questo aspetto: ce n’è uno forse ancora più importante: «Il paraciclismo è una filosofia che aiuta ad affrontare alcune difficoltà che la vita ti pone di fronte. Quando corriamo non lo facciamo solo per spirito di competizione, ma soprattutto per lanciare un messaggio. Un messaggio di speranza, attraverso appunto allo sport. Ad ogni gara incontri persone che hanno voglia di capire questo mondo, anche perché avvicinandosi ad esso possono scoprire una via che conduce ad un modo di affrontare le difficoltà in maniera diversa».

Zero eventi

Una «voce» che per ora resta silenziosa, causa appunto l’assenza di eventi e manifestazioni del genere: «La speranza è che si torni in qualche modo il prima possibile a ritrovarsi per far comprendere il messaggio positivo legato al paraciclismo. Uno sport di nicchia, indubbiamente, ma che dal suo piccolo è capace di lanciare un segnale grande ed importante, di speranza e di rivincita nei confronti di questa o quella cosa che per un attimo ci ha tolto il sorriso, ma mai la speranza».

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